Le vibrazioni della bussola del cuore a ritmo del battito d'ali dell'angelo ferito Pensieri, psicologie, messaggi in segreteria non ascoltati. «Si cerca in considerazioni astratte la definizione della vita.» Lo spettacolo "Strada nostro santuario" di Guido Ceronetti (nella foto) è andato in scena nella Scatola Magica del Piccolo Teatro di Milano nei giorni 19 e 20 giugno. Il senso del tragico pervade ed alimenta il tragitto esistenziale dell’artista e del suo teatro dei sensibili. Una rappresentazione guidata dalle sinfonie altalenanti tra filastrocche, canzoni, pantomime e ballate. Testi che traggono ispirazione dalle tappe più significative della storia dall’antica Roma alla contemporaneità con particolare rilievo alla cronaca nera. La «loco-emotiva» guidata da Egeria Sacco, Luca Mauceri, Francesca Rota con capo treno Ceronetti, accompagna lo spettatore in una viaggio dell’intimo con un gioco dinamico tra agens e spectator. La giusta distanza permette a chi assiste di entrare in relazione con la nostra drammaticità obnubilata. Di fronte ad un sentire così intimistico e rabbrividente, la falsa verità propinata dai mezzi di informazione rivela la sua maschera. Commuove ed immobilizza la messa in scena, constatare come si possa recitare vivendo, mimando, indossando travestimenti e maschere, da cui filtra il bagliore di occhi luccicanti, a seconda del personaggio, di disperazione, morte, commozione, in quel buio della scatola magica teatrale. Meritevole di nota è il gruppo attoriale, artisti a 360° per la versatilità con cui si dona, tornando a rapportarsi con l’altro tramite la prima forma di teatro, quello di strada. Sporcature ed imperfezioni non sono note stonanti, anzi contribuiscono a creare un clima di semplicità e naturalezza, in cui chi guarda assiste quasi ad un dietro le quinte, osservando come una scena si costruisce con la vestizione o il coordinamento delle parti. Un tipo di teatro assunto come modus vivendi, attori e spettatori scavano insieme, con gli agenti sul palco che ci educano ad un sentire sensibilmente le mille notizie e i tanti volti che scorrono davanti ai nostri occhi in televisione o sfiorando i nostri corpi lungo la strada. Un’amara e lucida asserzione conclude la rappresentazione, dopo invocazioni al Messia, al dottor Buddha, urla e pietrificazioni metafore della sordità, «il Messia non verrà […] il sedere conta sempre di più». Grazie a Guido Ceronetti ed ai suoi "aiutanti" per l’indicazione di via. Un regalo in particolare per noi giovani, frastornati dalla società con soluzioni ai bivi propinateci come facili e risolutive, ma che contribuiscono solo ad accrescere la cecità al tragico.
Maria Lucia Tangorra
27 / 06 / 2009
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