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Meglio la Bisbetica Caterina o la docile e Domata Cati?


La bisbetica domata;

Testo di: William Shakespeare;

Regia: Marco Carniti;

Cast: Sandra Collodel (nella foto), Maurizio Donadoni, Fulvio Falzarano, Roberta Formilli, Miro Landoni, Patrizio Cigliano, Gianni Cannavacciuolo, Enzo Curcurù, Melania Giglio, Matteo Azchirvani, Gigi Palla, Raffaele Proietti, Tommaso Cardarelli, Massimo Di Michele, Loredana Piedimonte;

Recensione di Giusi Potenza

Generalmente il teatro di Shakespeare è teatro di testo, composto com’è di trame profonde, ricche di contenuto e intrecci drammaturgici. Pur mantenendo saldi questi aspetti l’allestimento presentato al Globe Theatre dal Politeama è fortemente anche teatro di regia. Marco Carniti suggerisce una lettura dinamica, intensa e molto godibile de "La bisbetica domata". Molte le trovate originali, dall’attualizzazione del prologo, a diversi rimandi contemporanei all’interno del testo stesso, anche l’utilizzo dello spazio scenico quale palestra di allenamento alla vita per affrontare le vicissitudini e gli ostacoli che via via si presentano e combatterle, mutandosi in altro da sé o adattandosi al ruolo più "conveniente" per superarle. Se l’obiettivo è vincere, raggiungere il proprio scopo, ognuno sfodera le armi che possiede anche a costo di rinunciare al proprio vero essere. Il metateatro è quanto mai presente in un gioco drammaturgico ricco di furbi travestimenti comici.
Grande merito dunque al regista che cura ogni dettaglio, ogni particolare, costruisce metafore dai significati precisi, niente è lasciato al caso, dai costumi alla scelta musicale in divenire con la trama, dalle scenografie allo sviluppo dei personaggi, dall’utilizzo dello spazio scenico, agli stessi oggetti di scena, originali e mai superflui.
Ma bravi e infaticabili anche gli attori, che si danno generosamente interpretando spesso anche personaggi diversi, tutte personalità che si modificano lungo l’asse drammaturgico degli avvenimenti o si adattano agli eventi come meglio possono. Gli interpreti mantengono di volta in volta il personaggio con le sue relative evoluzioni e spesso i suoi travestimenti, con puntualità e concentrazione.
Shakespeare qui costruisce una commedia sull’illusione e sulla manipolazione mentale e attraverso un gioco comico rivela come l'apparenza prevalga sulla realtà. La bisbetica Caterina e specularmente il suo furbo spasimante Petruccio, risulta uno degli archetipi più definiti, rotondi, frutto delle riflessioni di uno Shakespeare fortemente critico nei confronti della condizione della donna nella società a lui contemporanea. Il Bardo non aveva una grande considerazione della natura femminea, che vedeva frivola e "doppia", tuttavia non approvava nemmeno la rigidità di educazione imposta alle ragazze e la consuetudine dei matrimoni di convenienza. Una commedia che, al di là del gioco di lazzi e invenzioni di cui è intrisa, si proietta proficuamente in un ragionamento che rimane assai attuale, i rapporti, l’amore, la libertà: che cos’è l’amore? È semplice desiderio, accondiscendenza e autolimitazione, per cui dipendenza? O è una delle massime espressioni di libertà, perché è un legame che non lega, che non limita, e per questo è forte e rivela la propria vera natura?
La "Bisbetica domata" è una commedia su un amore viscerale che costringe a riscoprire sè stessi attraverso la passione e ad abbandonare quella parte di noi che ci impedisce di vivere in armonia il nostro quotidiano. È una commedia che fa riflettere con divertimento e leggerezza su come la vita sia teatro e il teatro vita e su come si debba imparare a sostenere il proprio ruolo per recitare bene la propria parte.
La trama, molto popolare, si dipana dalla burla iniziale ai danni di un poveraccio cui viene fatto credere di essere un ricco signore, che afflitto da una misteriosa follia ha sempre creduto di essere povero, confondendo la realtà con il sogno, in questa versione Sly l’"omelette" (sta per homeless) ubriaco, ascolta alla radio il discorso di Gheddafi sulle donne, quando viene raggirato da un signorotto dei nostri tempi che lo convince che lo spettacolo a cui assisteremo è messo in scena appositamente per lui. È lo stesso metodo che Petruccio userà per ribaltare la realtà di Caterina, "uccidendola con il suo stesso temperamento", in un vero e proprio programma di addestramento alla sottomissione (e qui torna la metafora della palestra), facendole credere che la sua condizione di bisbetica è solo un’illusione, una maschera.
La vita come un labirinto di illusioni dove è facile rimanere ingabbiati e dove i rapporti, come nel teatro, sono frutto di abili manipolazioni.
Protagonisti a parte, vanno sicuramente menzionati Patrizio Cigliano, Gianni Cannavacciuolo, Matteo Azchirvani, Gigi Palla, Tommaso Cardarelli e Massimo Di Michele per l’ironica e singolare interpretazione dei propri personaggi, cui hanno regalato dei tratti distintivi e caratterizzanti ricordando quei vecchi caratteristi tanto cari al pubblico e oggi sempre più rari, nonché omaggiando personaggi noti riprendendone versi e tormentoni.

Globe Theatre, Roma - 11 Settembre 2009

Lo spettacolo resta in scena al Globe Theatre fino al 20 Settembre 2009

Per informazioni: www.globetheatreroma.com

15 / 09 / 2009



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