MEMORIE DAL SOTTOSUOLO con Gabriele Lavia al Teatro Argentina di Roma Testo di: Fëdor Dostoevskij;
Regia: Gabriele Lavia;
Cast: Gabriele Lavia, Pietro Biondi, Alice Torriani.
Ogni fiore nasce dal sottosuolo, ogni creazione ha avuto origini dal sottosuolo, e ciò che è sotterraneo non può essere considerato estraneo alla luce del sole. Gabriele Lavia ha voluto evidenziare gli innumerevoli punti di contatto tra il sottosuolo e la luce, luce che apre la visione ad ogni uomo. Una simbiosi, quella tra i due elementi, che contamina il mondo circostante. Ma Lavia ha saputo esorcizzare anche i conflitti tra l’uomo e la Terra stessa, celebrando su tutti il sentimento per eccellenza, l’amore. Sicuramente è uno dei testi piu’ noti di Dostoevsky ma il meno compreso. Gabriele Lavia ha saputo riadattarlo attraverso una personalizzazione che distoglie lo sguardo da qualsiasi elemento futile. L’autore riesce a legare tre personaggi, analizzandoli poi con meticolosa cura: un personaggio senza nome che si rapporta alla giovane Lisa, prostituta, e il servo Apollon. L’uomo del sottosuolo è un giovane impiegato inconcludente, a disagio con se stesso e in netta rottura con la società, lo stesso autore russo lo definisce “un uomo superfluo, un antieroe, una persona malata e cattiva”. Lavia è riuscito a catturare il personaggio, cospargendo il suo essere vivo di grottesca solitudine e spregevolezza. Un sentimento di odio nei confronti dei suoi simili. La casa e il bordello sono due ambienti contrapposti, nei quali si muovono i due personaggi della prostituta e del servitore. Euridice, la giovane donna, è il simbolo dell’innocenza perduta, e della possibilità di redenzione grazie al sentimento dell’amore. Apollon, il servitore, nel suo recitare salmi, rappresenta la coscienza dell’uomo del sottosuolo, egli lo consiglia e lo rimprovera. Ma la consapevolezza di entrambi e forse l’unica è quella di trainare la loro esistenza iniqua e squallida. Una scenografia inondata di neve surreale, di colore grigiastro per indicare il marciume che colpisce il mondo. Neve che indica quel senso di freddezza, una mancanza di amore ramificata tra gli esseri umani. Gli effetti sono dati da straordinarie luci creativamente disposte sullo sfondo. Un mondo comunque vivo di suggestioni e di atmosfere rarefatte sintomo della grande passionalità di Lavia e del suo mostrare allo spettatore una notevole esibizione incastonata tra farsa e dramma
Dal 25 al 30 Marzo 2008 - Teatro Argentina, largo di Torre Argentina 52 - Roma.
Per informazioni: www.teatrodiroma.net
15 / 03 / 2008
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