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MENSCH in scena al Teatro Duse di Bari


Regia: Vito Latorre;

Cast: Francesco Lamacchia, Vito Latorre, Marilu' Quercia, Giusy Salomone;

Mensch è uno studio che passa per le parole di Tabori, Achternbush, Primo Levi, Brecht, e le testimonianze dell’Istruttoria di Peter Weiss, i dati di fascicoli storici e dossier di guerra, il Mein Kampf di Adolf Hitler.
Mensch è un momento teatrale che vogliamo condividere per elaborare la memoria dolorosa del passato e impedire che esso ritorni, per ritrovare dentro di noi parti scomode e complesse, per porci domande calandoci nei panni della vittima e del carnefice, per far dialogare vecchi persecutori che lasciati nell’ombra rischiano di trasformarsi nei fantasmi antisemiti di sempre. Il sostantivo tedesco Mensch significa Essere Umano. E di questo parleremo.
La messinscena non vuole aggiungere nulla in fatto di particolari atroci a quanto ormai noto a tutto il mondo sull’inquietante argomento dei campi di annientamento.
“Il Lager è il termine della catena” (P. Levi). Di qui, il primo passo della nostra ricerca teatrale.
“Chi dovrebbe essere stato Adolf Hitler se non un uomo? Il mostro nazista fu solo un essere umano, l’abbruttimento di un’intera nazione fu umano, il comportamento di schiere di piccoli borghesi in delirio fu umanissimo, umano il comportamento sadico di aguzzini che smessa la divisa, tornarono alle loro piccole vite”(Moni Ovadia). Mensch osserva quindi un “comune campione di umanità” in quel clima di terrore e di miseria del Terzo Reich che ha condizionato le scelte compiute da uomini che, in quello specifico contesto , hanno scritto una delle pagine più nere della storia. Se, “non è vero che Hitler ha in sé qualcosa di bestiale” e che “è un tipico figlio dell’umanità”, è altrettanto vero che “egli è il più sincero interprete dei suoi intimi e segreti desideri” (Zvi Koliz). Hitler, infatti, ha annunciato al mondo il suo progetto di guerra, di lotta, di occupazione di altre terre, di necessità di spazio vitale per la sopravvivenza della razza pura, di sterminio delle razze inferiori, circa 10 anni prima di metterlo in atto.
Hitler ha scritto a chiare lettere la sua ideologia, l’ha pubblicata nel suo diario “Il Mein Kampf”: la Germania sapeva, il mondo sapeva ma l’ideologia nazionalsocialista si è ugualmente sviluppata in un ventennio. E’ questo il secondo passo della nostra ricerca e della nostra riflessione: le verità contenute nel Mein Kampf. In uno scenario paradossale, ritroviamo, quindi, il giovane Hitler e lo sviluppo della sua ideologia, in un’atmosfera che mescola realismo e surreale ironico e non ha un lieto fine. Hitler andrà via con la Morte. Una Morte che ci sarà presentata nelle sue forme più varie e inaspettate… anche la Morte ha una coscienza…e quando si ritroverà desolata in un mondo di vita morta e dialogherà con l’essere umano sopravvissuto all’olocausto, alla mattanza di esseri umani colpevoli di essere considerati stranieri, i ricordi ridesteranno. Ricordi apparentemente antichi ma mai tanto attuali e necessari a non dimenticare che “è accaduto e quindi può accadere di nuovo”.
Il luogo dell’azione diviene, allora, l’antiluogo per eccellenza: Himmelstrasse, la strada del Paradiso. E’ il luogo del non ritorno, nel quale sfilano altri “Esseri Umani” in una realtà oltraggiata e provata della propria identità dalla tracotante civiltà dell’uomo, fra lamenti di maiali, lamenti di vittime, ordini di Kapo e gratuite carneficine. Nella forma, Mensch mira al surreale alternato al comico, all’assurdo e realistico, per esaltare ad absordum la follia collettiva che prende corpo nella prima forma di società: la famiglia. E’ lì che comincia a radicarsi il meccanismo, è quello il primo vero ingranaggio della grande macchina della distruzione dell’essere umano. Non parleremo tuttavia in maniera grottesca del genocidio di sei milioni di creature umane ma cercheremo di utilizzare il grottesco quale forma di espressione teatrale per porci qualche domanda: la violenza di cui noi parliamo è nella nostra società? L’indifferenza e il silenzio di molti li rende meno colpevoli? Muore Abele, ma Caino vive? La rivoluzione comincia dall’individuo? (Vito Latorre)

Dal 19 al 31 Maggio 2009 - Teatro Duse, via Domenico Cotugno, 21 - Bari

Per informazioni: www.teatrodusebari.it

15 / 05 / 2009



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