Milano - Il Piccolo 2009/2010, tra comunanza identitaria e sguardo volto all'altro 
La nuova stagione teatrale 2009-2010 del Piccolo s’inserisce nel solco programmatico avviato nella stagione appena terminata, a cui bisogna render merito di un bilancio in pareggio nonostante le difficoltà dei tempi. Le linee direttive: valorizzazione della tradizione, innovazione e apertura verso i giovani e una dimensione internazionale, sono state ben illustrate dal sindaco Letizia Moratti nella conferenza stampa tenutasi il 28 maggio presso il Chiostro di via Rovello, sede storica del Teatro. Un connubio tra l’artisticità teatrale e artisticità architettonica. La notizia d’esordio del Presidente del Consiglio di Amministrazione Claudio Risè è proprio la riapertura del Piccolo Teatro Grassi, il 12 dicembre del 2009 in occasione dei 40 anni da Piazza Fontana. L’intervento del direttore Sergio Escobar è teso a chiarificare quale proposito abbia animato le loro scelte e, immediatamente, ci si rende conto di quanto sia importante la gestazione di una poetica affinché il teatro non sia una mera operazione intellettualistica, avulsa dalla realtà circostante. Egli sottolinea come il teatro, in una prospettiva attiva, debba mutare in relazione ai momenti storico-sociali e ancor di più si debba tendere alla ricerca di una identità della cultura della cittadinanza di Milano, partendo dall’interno e tenendo conto delle varie stratificazioni presenti nella città. Una politica che vuole contravvenire l’abitudine a vivere di memoria del passato, una forma mentis su cui ci induceva a riflettere Kundera ne "I testamenti traditi" - «la nostra conoscenza della realtà è sempre al passato e mai al presente, al momento in cui accade, in cui è». Non bisogna cancellare la tradizione, ma neanche vivere nel fantasma/mito dei classici. Il direttore Escobar pone l’accento sulla necessità di creare spazi fisici – di qui la riapetura del Grassi – e mentali, uno sguardo nuovo, un’apertura verso la costruzione di strumenti volti a superare le asperità contingenti. Il cartellone, illustrato in dettaglio dal maestro Luca Ronconi, presenta 12 spettacoli di produzione, 19 spettacoli dal mondo e 19 dall’Italia, 5 tournèe, oltre che rassegne, eventi e collaborazioni come MITO, Milano Film Festival, Un giorno con Giovanni Raboni. L’apertura è affidata a un classico, "Il mercante di Venezia" con la regia di L. Ronconi, uno Shakespeare che riapparirà come filo conduttore nella ripresa dell’allestimento ronconiano di "Sogno di una notte di mezza estate", ma anche in russo con "Pene d’amor perdute" di Dodin e con "Macbeth" dell’inglese Donnellan. Accanto alla tradizione, nel solco del cammino 2008-2009 di drammaturgia contemporanea intrapreso con Jean-Luc Lagarce, quest’anno il direttore artistico ha deciso di portare in auge lo svedese Lars Norén con due commedie inedite in Italia, "Dettagli" e "20 novembre". I due testi individuati mostrano un evidente interesse all’attualità, nel primo la storia di due coppie in diversi momenti della loro vita sentimentale sotto la lente d’ingrandimento dei particolari, peculiarità di Norén; il secondo un monologo che prende spunto dai tragici episodi ricorrenti di adolescenti sterminatori di insegnanti e compagni. Ancora due proposte anomale, così definite dal maestro, la prima quella di un autore come Roberto Saviano che si trasforma in attore in scena con "La bellezza e l’inferno". Un monologo incentrato sulla rilevanza della parola, partendo dal suo vissuto, di come sia l’unico mezzo di resistenza a fronte di una "prigione-protezione", per la sola colpa di affermare la verità. La seconda, "Alice", vede protagonisti un gruppo di studenti dell’ultimo anno delle superiori, ricercatori universitari e insegnanti alle prese con Lewis Carroll, a coronamento dell’edizione 2008-2009 TeatroScienza. All’insegna del respiro globale: due capolavori del teatro di García Lorca diretti da Lluís Pasqual: "La casa di Bernarda Alba" e "Donna Rosita nubile"; la valorizzazione della lingua originale si rintraccia anche nella scelta di "Made in Mad", in cui spicca Donne sull’orlo di una crisi di nervi di Almodovar con Carmen Maura; "Traditional Kyogen"; "Carolyn Carlson" e "Italian Folktales" con John Turturro. Il programma è molto corposo e sarebbe riduttivo elencarne semplicemente i titoli. Ritengo sia fondamentale rilevare come la scelta sostanziale contemperi i classici, l’internazionalità, la drammaturgia contemporanea e lo sperimentalismo chiamando in causa colonne portanti del teatro come Ronconi, Calenda, Dario Fo, Lluís Pasqual, Franco Branciaroli, Mariangela Melato – e molti altri, non da meno – e innescando al contempo uno scambio generazionale con una compagnia giovane (i registi Carmelo Rifici e Serena Sinigaglia, attori come Clio Cipoletta , Francesco Colella, Gabriele Falsetta, Silvia Pernarella). «La vita è la metafora del teatro» dichiara Massimo Zanello, assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia. Gli interventi istituzionali, artistici e dei sostenitori come Anima e Sisal presentano un denominatore comune: rifunzionalizzare lo spazio teatrale come specchio e luogo familiare della comunità milanese, con particolare cura ai giovani. Trasponendo il messaggio di Saviano a un raggio più ampio, si può asserire che nulla è in grado di sostituire la capacità di incisione della parola diretta, abitata così come accade nel cerchio magico del palco.
Maria Lucia Tangorra
30 / 05 / 2009
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