Milano: al Manzoni va in scena il rewind intimo e universale Un ispettore in casa Birling;
Testo di: John Boynton Priestley;
Regia: Giancarlo Sepe;
Cast: Paola Ferrari, Andrea Giordana, Crescenza Guarnieri, Cristina Spina, Vito Di Bella, Mario Toccafondi, Loredana Gjeci;
Recensione di Maria Lucia Tangorra;
Pur essendo ambientato nell'Inghilterra del 1912, il regista Giancarlo Sepe sceglie di riportare alla luce, per la sua attualità, un classico del teatro novecentesco di J. B. Priestley, "Un ispettore in casa Birling" (nella foto una scena con protagonisti Atrhur Birling e l'ispettore Goole). Irrompono dalla platea al palco, facendo da preludio alla rappresentazione, i componenti della famiglia Birling auto-presentandosi, quasi come fosse un collage didascalico richiamante il cinema muto. Il sipario si apre su una scena (Almodovar) tra il fiabesco ed il grottesco. Brindisi, smoking, tulle e valzer in nome del matrimonio combinato, quello tra Sheila (Cristina Spina) e l'industriale Gerald Croft (Vito Di Bella), e dei proventi futuri. Un mènage familiare sottilmente idilliaco, fondato sul perbenismo e sull'etica dell'«occuparsi soprattutto di se stessi» (ndr. Arthur Birling- Andrea Giordana), viene incorniciato e sopraffatto dal sorgere della luna fra le fronde degli alberi mosse dal vento. Un ispettore di polizia, Goole (Paolo Ferrari), defrauda i protagonisti di quella luna acquisita arbitrariamente, piombando nel bel mezzo del festeggiamento per indagare sul suicidio di una giovane donna. Un interrogatorio anomalo, fuori dalle leggi del botta e risposta serrato, ma vivacizzato dalle considerazioni-insinuazioni che pungolano ogni famigliare a lasciarsi andare. Egli non cerca l'omicida – sarebbe per altro un paradosso trattandosi di suicidio – ma tenta nel corso dell'intera notte di far venire a galla in che modo ognuno di loro sia responsabile del gesto "suicidio". Il capo famiglia è il padre a cui non si può andare a raccontare se si è nei guai, pieno solo del dio denaro e degli affari; la madre Sybil (Crescenza Guarnieri) sembra quasi annunciare col suo abito viola (ndr costumi di Giovanni Ciacci) la funesta notizia ed il baratro risucchiante che si svilupperà. I figli, Eric (Mario Toccafondi) e Sheila sono prodotti di quella società, hanno insiti in sé i difetti dei propri genitori, ma essendo giovani cercano di domarli e combatterli, l'uno diventando "il ribelle", l'altra con punte moralistiche. Ombra servizievole e presente al momento opportuno, la cameriera (Loredana Gjeci). Tutti, compreso il fidanzato di buona famiglia, indossano una maschera, resa metaforicamente visibile dal trucco del volto bianco, scalfita dalle coscienziose affermazioni e domande dell'ispettore. Definita dal regista una mise en scene appartenente al genere "conversation pièce", l'allestimento tiene conto del cinema inglese degli Anni Trenta/Quaranta, in una commissione perfetta fra noir, giallo e commedia, supportato dal gioco di luci e musiche (Harmonia Team), teso ad accrescere una condiziona a tratti hitchcockiana. Particolare e ad effetto la sequenza di rewind quasi a conclusione del secondo atto, come se si volesse aiutare i protagonisti ad analizzare la vicenda e noi spettatori nel riavvolgere il flusso dei fatti e dei pensieri ad alta voce. Il cast fa gruppo nell'affrescare una casa pingue, primi tra tutti due maestri del teatro italiano come Giordana e Ferrari, accompagnati da Crescenza Guarnieri e da giovani a cui si spera possano lasciare il compito di dare appelli tramite l'arte teatrale. Uno spettacolo che induce a soffermarci un momento su come un testo scritto nel 1945 possa essere così vivo e contemporaneo; ci si rende conto di come la società non sia mutata, quel famigerato progresso ha portato ad un'evoluzione meccanica, tecnologica, ma gli egoisti e gli egocentrici sopravvivono, nonostante i grilli parlanti tornino a farsi sentire. «Siamo membra di uno stesso corpo, responsabili l'uno dell'altro» (ndr ispettore Goole).
Teatro Manzoni, Milano – 11 ottobre 2009
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro Manzoni, fino al 1° Novembre 2009
15 / 10 / 2009
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