Milano: la famiglia recita teatro di sè giostrata dal personaggio ''assente'' Est Ovest;
Testo di: Cristina Comencini;
Regia: Cristina Comencini;
Cast: Rossella Falk, Luciano Virgilio, Claudia Bigagli, Daniela Piperno, Viola Graziosi, Merita Xhani, Elisabetta Arosio, Roberto Infascelli, Alessandro Sperduti;
Lo spettacolo "Est Ovest" di Cristina Comencini, scritto dalla stessa appositamente per la scatola teatrale, pone in campo l'incontro-scontro dei due mondi, Oriente e Occidente, estendendolo oltre i confini del mero stereotipo di etnie e cucendolo sulla persona e le proprie sfaccettature. Al centro una nonna, Letizia (Rossella Falk, nella foto di scena con tutto il cast), quasi accanto la sua badante ucraina Oxana (Merita Xhani) ed intorno il fratello scapolo (Luciano Virgilio), la figlia Sandra (Daniela Piperno) con i due figli maschi (Vittorio – Roberto Infascelli ndr e Paolo - Alessandro Sperduti ndr) ed il figlio Sergio (Claudio Bigagli) con la compagna Veronica (Elisabetta Arosio) e la figlia, avuta con la prima moglie (Elisa - Viola Graziosi ndr). Il pretesto di contatto tra i vari componenti della famiglia è la ricorrenza dell'ottantesimo compleanno di Letizia, ricordato dalla badante ad ogni membro. Il sipario si apre su un salotto borghese retrò con la voce fuori campo dell'anziana e subito la rivelazione di un aspetto: comunicarle mezze verità per il timore che lei non possa reggere. In realtà Letizia è una signora lucidissima, vivace e violenta nel suo essere diretta con chiunque le capiti sotto tiro. Con il susseguirsi del tempo le sedie, poste in proscenio e infilate una a fianco dell'altra, si riempiono di figli, nipoti, fratello e lei sempre tra le varie parti, separa la generazione dei ragazzi da quella dei cinquantenni. Oxana, dalla preponderante personalità, è mobile e tenta di tradurre e mediare le frasi e i pensieri, inserendo man mano scorci del suo vissuto. Co-protagonista si potrebbe dire che sia la grande assente, Isabella, la figlia maggiore di Sergio. Onnipresente nostalgicamente nei riferimenti della nonna, in modo frustrato in tutti gli altri su cui grava il peso della sua idealizzazione, eppure preferiscono costruire e alimentare l'immagine perfetta piuttosto che rivelare la sua scomparsa a Letizia. La regista tocca un punto importante in questa duplicità di visioni: il luogo comune – dettato dall'egocentrismo - che ciò che è passato, ciò che non c'è più sia meglio di ciò che si possiede. Isabella rivive nei racconti della signora in maniera idolatrata, ma paradossalmente l'affresco della sua nipote preferita deriva da un particolare lato di tutti i parenti in cui lei coglie solo il negativo. La pièce affronta su vari versanti lo scarto generazionale: il mistero nella veste sia dei tre nipoti esistenti per cui «più della metà delle parole sono eliminabili» sia dell'eterea assente, ombra che si scioglierà nel corso della narrazione contemporaneamente al dispiegamento delle parole. Il «sistema binario» Est-Ovest inscenato non solo come "porzione di mappamondo", dove l'Occidente prevarica sull'Oriente – anche se ormai la distanza si accorcia sempre più - ma Est visto, sognato come terra da esplorare per i nipoti, terra in cui rifarsi una vita per il marito di Sandra. L'ignoto appare la risposta a quel vuoto, al non detto nel bozzolo familiare, proprio perché «si sta meglio fuori, quando si sta male a casa» (Letizia ndr). Bisogna riconoscere che il tema prettamente dell'anziana accudita dalla badante e della loro comunanza di sentimenti emerge soprattutto a conclusione della storia, il valore del denaro è vissuto diversamente dalle due donne, ma una diventa sostegno dell'altra quando ci sono di mezzo gli affetti, indipendentemente dall'età e dall'estrazione sociale. I due atti sono in equilibrio, si passa da un tono più ridacciano a uno più struggente e commovente, seppur con qualche momento di staticità di azione. Il gruppo attoriale, in cui spicca un pilastro del teatro come la Falk, riesce a rendere le peculiarità del proprio character. Un ruolo pregnante l'assume la scenografia (Paola Comencini), «grafica non realistica» (C. Comencini nel corso della conferenza stampa ndr), le cui pareti bordeaux portano i segni degli oggetti che non ci sono più, «involucro in cui i personaggi sono fuori» così come la luce (Sergio Rossi), proveniente dall'esterno. Una tragicommedia che dipinge una casa abitata da una persona, scheletro di errori, ricordi e trattata come oggetto da maneggiare con cura nello spazio vuoto delle convenzioni e delle emozioni trattenute.
Mari Lucia Tangorra
Teatro Manzoni, Milano – 8 novembre 2009
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Manzoni fino al 29 novembre 2009
11 / 11 / 2009
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