Milano: la storica compagnia dell'Elfo crea per il 2009/2010 una stagione ''definizione'' Nella trasmigrazione da spazio privato a pubblico, continua la missione di ricerca dell'umano in città.
Nel corso della conferenza stampa, svoltasi il 9 c.m. presso la sede ormai ventennale di via Ciro Menotti, è emersa ancora più preponderante - date le scelte in cartellone e non solo – la linea peculiare del teatro. Il profilo del volto di un severo Giacomo Puccini con orecchio da Elfo rappresenta il nuovo logo, simbolo del vecchio restaurato – l'antico Puccini – che si sposa con il team teatrale, specchio della Milano "alternativa". Il direttore organizzativo Fiorenzo Grassi, stilati i numeri dell'impresa culturale 2008-2009, ha manifestato l'entusiasmo per la conclusione del restauro dell'ex Cinema Teatro Puccini in Corso Buenos Aires, dopo cinque anni di cantiere. Un luogo che da marzo sarà abitato dai teatranti, dal pubblico, dagli studiosi e da chiunque voglia entrare in empatia con le mura del cerchio magico. Uno dei direttori artistici, Elio De Capitani, ha illustrato la dedicazione delle tre sale del nuovo spazio, all'insegna della tradizione di vita dell'Elfo: sala Shakespeare (560 posti), rappresentante del varco nella loro ricerca; sala Fassbinder (200 posti), signatario della fase espressionista ed infine sala Bausch (100 posti), maestra traghettatrice «dall'epoca frivola-popolare a quella contemporanea». Alternandosi con Ferdinando Bruni, De Capitani ha presentato la nuova «stagione manifesto», appellativo motivato dalla memoria attiva del passato, che li ha forgiati. Sedici titoli di cui solo due appartenenti al repertorio classico, "Romeo e Giulietta" e "La presidentessa" di Maurice Hennequin e Pierre Veber; il resto calca i passi del contemporaneo tra sette produzioni-coproduzioni e sei ospitalità. L'incipit di ottobre è affidato alla seconda parte di "Angels in America – Perestroika"(nella foto una scena): il talento visionario di Kushner assurge, nella messa in scena di TEATRIDITHALIA, alla funzione catartica, propria di quest'arte. Una delle fondatrici, Cristina Crippa, ripropone la sua rappresentazione dell'unico testo teatrale di Amélie Nothomb, "Libri da ardere"; mentre al giovane regista, Claudio Collovà, è affidato il compito di spegnere i riflettori della sede storica con "Ulyssage #6", basato sul romanzo di Joyce. Il 6 marzo 2010 l'edizione integrale di "Angels in America" inaugura il nuovo teatro, l'ELFO PUCCINI, a cui seguirà una trilogia di attori di cinema, allevati col connubio di parola-espressione scenica. Il gradito ritorno di Luigi Lo Cascio con "La caccia" nella sua personalistica visione de "Le baccanti" euripidee, Giuseppe Battiston rende omaggio ad un pilastro della settima arte con "Orson Welles' roast" ed infine "La notte poco prima della foresta" con Claudio Santamaria nella dimensione di indefinito e buio dell'autore Koltès. La politica direttiva di questi amici ha sempre mirato a creare quasi un canovaccio della loro vita sulle quinte, rompendo lo schema del tradizionale teatro all'italiana e facendo rivivere nel tempo e nello spazio quelle pièces che li hanno caratterizzati. Le riprese non sono desuete perché ora la compagnia, e la realtà, non è quella del '73, ma ha la medesima essenza, rafforzata dallo scambio con gli autori. La provocazione dell'assessore alla cultura Finazzer Flory chiama in causa in primo luogo il pubblico, «il rapporto con il teatro ci consente di arrivare al rapporto uomo-società», noi spettatori dovremmo rispondere di fronte ad un investimento artistico e umano, com'è radicalmente un teatro. Rispetto alla situazione attuale di tagli del FUS, di crisi diffusa, le istituzioni e ancor di più i lavoratori dello spettacolo sollevano la voce, sottolineando come sia determinante la loro lotta, coadiuvata dalla nostra presa di coscienza. Un fuoriprogramma, dovuto all'istintività giovanile guidata da un amore incondizionato verso questo lavoro, ha interrotto la scaletta regolare. Gli allievi della Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi hanno manifestato contro la rimozione dell'attuale direttore, Maurizio Schmidt. In una voluta sovrapposizione di voci, richiamante il bombardamento mass-mediatico, hanno dissentito evidenziando come un blocco del programma didattico sia poco pedagogico e formativo. L'assessore ha tenuto a precisare la sua vicinanza, la non correttezza di questo sipario, non essendo stato messo al corrente, «la dannosità di fronte alla politica, visto che io politico non sono». Il bello della diretta stimola a riflettere sulla precarietà di questo mondo, sul dover essere costretti ad urlare per provare a farsi ascoltare. La cifra degli elfi era il rapporto rappresentazioni/linguaggio/pubblico/realtà sociale, oggi più che mai «il teatro deve riaffermare la sua essenza e la sua capacità di essere luogo sociale per eccellenza, un luogo avanzato, un luogo all'avanguardia» (ndr Bruni – De Capitani). Un proposito imperante a cui non si può rispondere con indifferenza, non si può chiedere un'offerta culturale senza sostenerla come spettatori e come organizzatori-finanziatori, non si possono ignorare le piccole realtà illuminandoci di fronte al pesce grosso. Ci viene richiesto di avere la consapevolezza di come il teatro ci renda uomini diversi, migliori o no, ma con la consapevolezza di un "io" e un "tu" in incontro-scontro. Maria Lucia Tangorra
14 / 09 / 2009
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