Milano: le avventure da mille e una notte in una città fantasma, insonorizzata da tritolo e caccia Polvere di Baghdad;
Adattamento drammaturgico da ''Le mille e una notte''
Testo di: Adonis e Massimo Nava;
Regia: Maurizio Scaparro;
Cast: Massimo Ranieri (nella foto insieme all'Abbagnato e parte del cast), Eleonora Abbagnato, Luca Avagliano, Ashai Lombardo Arop, Fernando Pannullo, Stefano Ambrogi, Ugo Bentivegna, Francesco Wolf, Claudia Squitieri, Mara Veneziano, Pejman Tadayon, Luciano Cologgi, Michele Maione;
Seguendo la natura ibrida de "Le mille e una notte", la pièce "Polvere di Baghdad" di Maurizio Scaparro si pone come bacino dell'oralità del Mediterraneo, assemblando canto, musica, parola ed azione. La scena (Daniele Spisa) si apre su una porta centrale a sesto acuto, che funge a seconda dei momenti e delle novelle da entrata e via di fuga, ai due lati da una parte carcasse d'auto e le mura diroccate del caffè Shaharazade – relitto della Baghdad fertile di racconti, dall'altra i resti dell'Hotel Palestine – sede dei giornalisti inviati di guerra in Iraq. Dai cumuli di ruderi di un passato della leggendaria Mezzaluna Fertile e di un futuro che sembra irrealizzabile, appare un novello Cantastorie (Massimo Ranieri, nella foto di scena di F. Bortot e A. Nicoletti), il quale, come ogni "profeta" che si rispetti, affida un compito ai suoi uditori: tramandare la loro storia attuale. La guerra, le bombe e i kamikaze diventano materia su cui costruire romanzi per non dimenticare. («Non potete tacere altrimenti le tragedie non finiranno mai.») Sul modello del racconto-cornice insito ne "Le mille e una notte" di narrazione nella narrazione, si avvicendano i vari personaggi ora attori-interpreti del duemila ora a spasso nel tempo tra le storie tratte dall'opera (la sezione riguardante Baghdad e i viaggi di Sinbad il Marinaio ndr), incarnando Shaharazade (Eleonora Abbagnato), il genio della lampada (Stefano Ambrogi), il gran vizir, il facchino (Luca Avagliano),... in un gioco speculare di teatro nel teatro. Si legge nei cittadini di oggi l'amarezza e la non speranza verso il presente in cui sono in vita («Vivere è molto di più che essere in vita» - sancisce il cantastorie), regna il disincanto di fronte all'agire dello straniero che si vende liberatore, ma poi arriva spolverizzando tutto e la realtà ritorna a prima del miraggio. La figura del trovatore che tramanda oralmente si propone di risvegliare quel sopore, togliere il pulviscolo e ricostruire l'ossatura di una civiltà, a partire dalla tradizione. Il ritmo delle danze andaluse, idilliaco ed antico, viene sistematicamente interrotto dall'eco di elicotteri e scoppi di autobombe, suoni che rimbombano in una quiete costruita su resti di cristallo. L'età picaresca di Abu Nuwas in contrasto con l'era della dominazione americana, sotto l'egida di freedom, viene segnalata rispettivamente da luci calde e fredde (Cesare Accetta), che ben si sposano con i costumi (Santuzza Calì). L'étoile dell'Opéra di Parigi disegna, con la leggiadria di una libellula, movimenti ora conturbanti (le donne delle fiabe avevano connotati erotici ndr) ora onde che si sciolgono nei granelli del deserto, il tutto a suon di oud e setar (il bravissimo Pejman Tadayon), ghitar (Luciano Cologgi) e percussioni (Michele Maione) nelle composizioni di Mauro Pagani. Il regista chiude con questo adattamento la sua direzione del settore Teatro Biennale di Venezia, sviluppando il tema a lui caro della parola. In una commistione di generi, talvolta più impastati, a tratti risultanti blocco a sè, richiama lo spettatore alla necessità dell'oralità – un po' come il cantastorie con il suo pubblico. In questo tempo prevale la cenere e la polvere radioattiva, «la guerra è finita, è il dopoguerra che è infinito», ma il valore della parola illumina il cammino dei passi per la rinascita, aiutando a sperare in un nuovo tempo e luogo fino a mille e una notte.
Teatro Franco Parenti, Milano – 14 dicembre 2009
Maria Lucia Tangorra
Lo spettacolo è in scena:
domenica 20 dicembre 2009 presso il Teatro Ponchielli di Cremona
martedì 22 dicembre 2009 presso il Teatro dei Rinnovati di Siena
20 / 12 / 2009
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