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Milano: lo scheletro dell'anima denudato da Cechov, ancora romantico ventenne


Platonov;

Testo di: Anton Čechov nella versione italiana di Nanni Garella e Nina Tchechovskaja;

Regia: Nanni Garella;

Cast: Alessandro Haber (nella foto), Susanna Marcomeni, Nanni Garella, Rosario Lisma, Silvia Giulia Mendola, Claudio Saponi, Marco Cavicchioli, Franco Sangermano, Pamela Giannasi, Linda Gennari, Matteo Alì, Vladimiro Cantaluppi;

Incastonato tra pareti asettiche (Antonio Fiorentino), che all'occorrenza si fanno nere e traslucide grazie al sapiente gioco luminoso (Gigi Saccomandi), si apre lo squarcio sulla porzione di realtà tratteggiata da Anton Čechov nel suo testo di esordio, “Platònov" (probabilmente composto tra il 1880 e il 1881 ndr).
Il regista-attore Nanni Garella, già frequentatore del teatro cechoviano con la trasposizione di "Zio Vanja" - protagonista lo stesso Alessandro Haber, ha ripreso la prima partitura del drammaturgo russo destinata alle scene. Con rispetto nei confronti dell'originale, ha sforbiciato insieme a Nina Tchechovskaja quel manoscritto mastodontico (quattro atti), nel tentativo di conferirgli una forma ed un flusso compiuti sulla base dei capolavori successivi dell'autore.
Traslando l'ambientazione dal disfacimento morale, sociale ed economico della società zarista della fine dell' '800 a quello della popolazione post-perestrojka, la pièce riesce a mettere in luce quegli elementi che costituiranno la cifra caratterizzante di Čechov.
Al centro la figura di donnaiolo perdigiorno: Platonov (A. Haber, nella foto di scena di Raffaella Cavalieri/Iguana Press), "Don Giovanni di serie B", che cerca di sfuggire alla noia della vita, reiterando nella collezione di relazioni amorose-sessuali e rifugiandosi nell'alcol. Attorno al «mascalzone eccezionale» (così lo definirà Marja – Linda Gennari - una delle sue conquiste ndr) si annidano le quattro donne, vittime-carnefici, e i personaggi della nobiltà e della borghesia mercantile, di cui spicca il «cittadino utile» nel ruolo del commerciante arricchito (Marco Cavicchioli). Due volti dello stesso mondo, diversi per la posizione che vi assumono, ma accomunati dalla logica del rapportarsi per interesse e non più sull'onda delle emozioni.Platonov incarna in maniera estremizzata il decadimento dell'umano, lui, noto per il savoir faire, dispensatore di pillole morali, è nei fatti un uomo finito. «Io, noi tutti vedevamo in lui un futuro poeta o un ministro o chissà cosa» (Sof'ja Egorovna – S. G. Mendola), eppure la triste realtà è quella di un individuo del giardino biologico ridotto a fare il maestro, senza alcun talento pedagogico. Haber rende da perfetto animale da palcoscenico qual è, con sfumature fisiche, gestuali e tonali il malessere interiore e psichico di un uomo che sopravvive barcollando in attesa della fine. «[...in realtà non esiste, non viene mai il dopo. E' soltanto un'illusione che tutto sia ancora da venire […]
Contando su un dopo che non viene mai» - afferma il non eroe. Il binomio tra il passato, rimpianto perché luogo della felicità perduta e il futuro agognato inutilmente, perno del dramma "Tre sorelle" (1900), in queste amare parole è percepibile come bozzolo di disincanto.
Una parabola di distruzione delineata in maniera proporzionata nei due atti: nel primo prevale il lato giocherellone, ironico; nel secondo, in un crescendo, ci si trova davanti l'aspetto più grottesco e tragico della vicenda.
Platonov è l'essere che non ha saputo sviluppare le qualità che aveva, scoprirle, ma si è lasciato mangiare dalla dissoluzione. Tutto il cast, costituito da dodici attori, apporta il personale contribuito alla rappresentazione della vivisezione dell'animo, peculiare dello scrittore russo. A tratti emerge preponderante la versatilità di Haber, ma degni di nota sono anche le interpretazioni dello stesso regista, di Susanna Marcomeni in una Anna Petrovna cinica e gonfia di dolore frustrante e l'amico "imbecille" nel volto di Rosario Lisma.
Stanislavskij asseriva: «Il mio scopo non è insegnarvi a recitare. Il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi». Il processo di revivescenza, cifra del suo metodo, rivive in questo spettacolo grazie ai doppi fondi dei characters cechoviani e ai colori assunti dagli attori per cui i personaggi non sono meramente pennellati, ma vissuti.

Teatro Carcano – Milano, 10 dicembre 2009

Maria Lucia Tangorra

Lo spettacolo resta in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 20 dicembre 2009

La tournèe proseguirà in Italia nel 2010:

7–8 gennaio: Piacenza, Teatro Municipale
9 gennaio: Casalmaggiore, Teatro Comunale
10 gennaio: Rivoli
13–17 gennaio: Brescia, Teatro Sociale
18 gennaio: Foligno, Multisala Politeama Clarici
20–24 gennaio: Prato, Metastasio
25–27 gennaio: Savona, Teatro Comunale Chiabrera
28–31 gennaio: Lugo, Teatro Rossini
2–3 febbraio: Poggibonsi, Teatro Politeama
4 febbraio: Tivoli, Cinema Teatro Giuseppetti
6-7 febbraio: Recanati (MC), Teatro Persiani
9 febbraio: Maniago (PN), Verdi
10-13 febbraio: Udine, Teatro Nuovo G. da Udine
14 febbraio: Gemona del Friuli (UD), Teatro Sociale

14 / 12 / 2009



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