Milano: nella cornice dionisiaca del Teatro di Verdura un invito simbolista a ubriacarci di vita L’ideazione dell’"Omaggio a Baudelaire"del poeta-scrittore Davide Rondoni (nella foto) ha mosso i suoi passi da un debito personale nei confronti del poèt maudit. L’allestimento della lettura scenica animata dalla calda voce di Raffaella Boscolo e dalle inserzioni musicali dei Mancalaradio era teso a fornire sotto una luce nuova, «la vera» - commenta Rondoni, la produzione poetica di Baudelaire. La scelta è caduta, infatti, su quei componimenti che esemplificano la cifra personalistica del poeta. L’ossimorico titolo, "Les fleurs du mal" rivela un dualismo irrisolvibile nell’esistenza umana. In un percorso partito con "Al lettore", viaggiando tra la natura, l’arte, la bellezza e il vino, la Boscolo ha compenetrato le parole simboliste, non leggendole, ma interpretandole tra sussurri, affanni, accenti e occhi chiusi verso il cielo, contemplante la «volta notturna». Complici l’abbigliamento in boustier e le movenze, a tratti calavano ancor più lo spettatore in quei paesaggi della città-bordello di metà Ottocento. La ricerca metrico-ritmica del Simbolismo ha risuonato non solo nella fedele e originale traduzione di Rondoni, ma anche nelle esecuzioni di blues dei Mancalaradio. Un accompagnamento soul ben si sposa con questa ricerca poetica, avendo la matrice comune dell’anima. Il linguaggio lirico diventa con Baudelaire codice assoluto, una corrispondenza simbolica tra realtà ed emozioni; egli individua nel procedimento analogico la tessitura del mondo e cerca di ricrearla con il simbolo-allegoria, la figura della sinestesia e l’accordo tra suono e senso. Il poeta non appartiene alla direzione della letteratura moralistica né tantomeno di intrattenimento, egli viveva la parola in versi come uno strumento nelle mani dell’artifex per esprimere «le condizioni della vita così come sono» (ndr Rondoni). Lo scrittore ha voluto progettare la serata invitando lo spettatore a un atteggiamento metafisico, inteso come un andare oltre il visibile, al di là dell’etichetta fantastica di "poeta maledetto". Insieme ai suoi aiutanti, in veste di attrice e musicisti, ha fornito un assaggio di ciò che significhi entrare in ascolto con la voce poetante, in empatia con un autore che, da vate qual era, aveva previsto «la rovina a causa dell’avvilimento dei cuori». Queste occasioni sono momenti educativi importanti per la costruzione di una nuova sensibilità. Manuali, saggi critici sono guide, ma l’approccio con la letteratura, in particolare con la lirica, è di un "io" con un "tu". «[…] il Poeta […] esiliato in terra tra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo» (da "L’albatros"). Baudelaire ci fa provare lo spleen vitale, vibrando in consonanza con un movimento lento ed inesorabile, costruito sull’alternanza piano-fortissimo-pianissimo. «[…] vinta, la Speranza, piange; e l’atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato, il suo nero vessillo.» (da "Spleen").
Teatro di Verdura, Milano - 15 Luglio 2009 Maria Lucia Tangorra
17 / 07 / 2009
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