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Milano: un commediografo ''grillo parlante'' apre gli occhi sui nostri tempi


Col piede giusto;

Testo di: Angelo Longoni;

Regia: Angelo Longoni;

Cast: Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey, Eleonora Ivone, Simone Colombari;

Longoni, sostenuto da un affiatato cast, punta l'occhio di bue sui "mostri" contemporanei;

La commedia originale "Col piede giusto", scritta e diretta da Angelo Longoni, inizia da un punto di partenza giusto, dettato dal buon senso che vivrà come sotto-testo lungo tutto lo sviluppo narrativo. L'antefatto muove i suoi passi da una riflessione di indagine sociale sull'omissione di soccorso, non come reato nuovo, ma come illecito che si diffonde sempre più a macchia d'olio nel nostro Paese ( nel 2008 sono stati registrati 323 casi di pirateria stradale con 93 morti – dato riportato dal regista Longoni nel corso della conferenza stampa ndr).
Dopo i primi minuti in cui si evoca l'evento tragico, il racconto si sposta su un tono comico-grottesco e si affrontano, scontrano e scambiano le due "fazioni" sociali. Da un lato la vedova Elena (Amanda Sandrelli), appartenente alla borgata romana, dall'altro i "signori": il colpevole Bruno (Simone Colombari), neoeletto al Parlamento della Repubblica, l'aristocratica moglie Anna (Eleonora Ivone) e tra i due tenta di insinuarsi l'avvocato amico di famiglia Silvio (Blas Roca Rey), ma la casta non permette effettive incursioni.
La partitura drammaturgica e l'allestimento scenico, perfettamente in linea con essa, rispondono alla domanda "perché si verifica quest'illegalità?" Il regista, conformemente alla sua poetica di radicamento nella realtà, sostiene e sviluppa la tesi che la causa principale sia la fuga dalle responsabilità, spiegazione valida per lo specifico caso, ma estendibile a molti campi del vivere. La narrazione si articola sulle quattro linee dei protagonisti, tutti presi dal portare avanti i propri obiettivi, senza un'etica. Elena non si concede il tempo di piangere la morte del marito che alla prima occasione di profitto cerca subito di coglierla al volo, Bruno «il rivoluzionario dormiente» pur essendo fuggito al momento dell'incidente, non essendo stato visto, mette in campo una sua morale – sebbene sia legata ai sensi di colpa. Anna con fare umoristico-sarcastico ricompone i cocci a costo di non ammettere il fallimento della "battaglia vinta" ed infine il cinico avvocato nel «ruolo di consigliori», il quale pensa di manovrare tutto e tutti ma di fronte al potere i fili sfuggono di mano.
Un gioco teatrale che si sviluppa su due piani: la comicità di linguaggio e quella di situazione ed i quattro interpreti riescono positivamente a tenere questo tono per tutta la durata. Entrambi i tipi di comicità si combinano tra di loro dando l'uno spago all'altro. Il linguaggio colorito e concreto di Elena («io so una normale») dà adito a situazioni assurde e fraintendimenti nel colloquiare con l'altra classe; alla concretezza di Anna, invece, si dà corpo con il «il modo di parlare che rimbambisce», coi sorrisi e l'educazione. Longoni aderisce alla tradizione della commedia italiana di Risi e Monicelli, posando la lente di ingrandimento sui nuovi mostri ed attraverso questa precisa scelta avvicina il pubblico anziché respingerlo.
Molto funzionale e ben giostrata è la ripartizione dell'unità di spazio, oltre che quella di tempo con l'espediente di cambi scena attraverso l'utilizzo del proscenio in armonia con il mutamento di luci, neri e colonna sonora.
La pièce pone lo spettatore davanti alla possibilità che non esiste un'unica visione, bianco o nero, ma i cattivi possono trasformarsi in vittime e viceversa in una dinamica antinaturalistica, ma esplicativa di una verità con cui fare i conti. Significativo è l'espediente scenografico (Leonardo Conte e Alessandra Panconi) di rendere la casa del parlamentare con tonalità di bianco in contrapposizione coi costumi (Marco Maria Della Vecchia) seriosi per la classe bene e variopinti per la "popolana".
Tutti gli elementi concorrono ad illuminare l'amara verità del totale astenersi alla vita sociale e che «i primi che fuggono dalle proprie responsabilità sono le persone che ci governano» (A. Longoni ndr).
«[...] Vivere è un rischio» - afferma Silvio elaborando la sua arringa iniziale. Dopo questa azione delle parti, ci si alza domandandosi se partire col piede giusto significhi appartenere a una casta e sposare la logica dell'impunità – idea a cui ci hanno allevato - o avere il coraggio delle proprie azioni e percorrere la propria strada, anche se non si possiede un nome alle spalle.

Maria Lucia Tangorra

Teatro San Babila – Milano, 6 novembre 2009

Lo spettacolo resta in scena, al Teatro San Babila fino al 22 novembre 2009


10 / 11 / 2009



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