Miti e dči di Ovidio nel corpo danzante di Anouscka Brodacz

Le Metamorfosi di Ovidio, ricorrono centrali nella ricerca coreografica di Anouscka Brodacz, come fonte inesauribile di storie, racconti e soprattutto corpi in trasformazione. Per analogia all'arte della danza, con affezione e sentito coinvolgimento, i miti ovidiani rappresentano per la coreografa pescarese un interfaccia contigua con la nostra identità, dentro la quale scavare quelle emozioni e sensazioni più recondite che appartengono alla nostra memoria storica. Le vicende che Ovidio narra sono spunti sfiziosi per plasmare un linguaggio del corpo intimo e atavico, che si interfaccia con le nuove tecnologie multimediali. Icaro, Demetra, Aracne e insieme ad altri personaggi, sono stati i protagonisti de le METAMORFOSI per CORPOGRAFIE 2017, realizzato in collaborazione con con la Scuola di Coreografia dell'Accademia Nazionale Danza di Roma 1' Biennio Coreografi. Dal selfie con Ovidio, ai soli, duetti e quadri d'insieme, la danza ed essenziali oggetti di scena, sono stati sufficienti a restituirci il senso del divenire e del mutamento. Per Dansomanie Maristella Mezzapesa ci regala una esauriente retrospettiva.

''Contiguità tra gli dei e gli esseri umani - imparentati agli dei e oggetto dei loro amori compulsivi.....''

Col racconto cosmologico del libro I e la professione di fede di Pitagora nell'ultimo, Ovidio ha voluto dare una sistemazione teorica a questa filosofia naturale, forse in concorrenza col lontanissimo Lucrezio. Sul valore da dare a queste comunicazioni si è molto discusso, ma forse la cosa che conta per noi è la coerenza poetica nel mondo che Ovidio ha di rappresentare e raccontare il suo mondo: ''Questo brulicare e aggrovigliarsi di vicende spesso simili e sempre diverse, in cui si celebra la continuità e mobilità del tutto.''

''La compenetrazione dei-uomini-natura implica non un ordine gerarchico univoco ma un intricato sistema d'interrelazione in cui ogni livello può influire sugli altri, sia pur in diversa misura. Il mito, in Ovidio, è il campo di tensione in cui queste forze si scontrano e si bilanciano''

''Tutto deve succedersi a ritmo serrato, imporsi all'immaginazione, ogni immagine deve sovrapporsi a un'altra immagine, acquistare evidenza, dileguare''

Le metamorfosi sono il poema della rapidità, incarnazione della vitalità della trasformazione, continua e impercettibile; Nel tentativo di ricostruire il mondo nella sua forma primitiva attraverso un costante rapporto dialettico tra tradizione e innovazione.

Con la ''rianimazione'' della mitologia il romanzo Ovidiano si trasforma in carne, come manifestazione del pensiero e dell'esistenza umana che si muove in un equilibrio precario ed effimero. Tra stabilità e caducità, amore e morte, ordine e caos. Tra un'organizzazione giusta e ingiusta del mondo. Assistiamo ad una danza viva, leggera-rapida-esatta-visibile-molteplice, del fluire ininterrotto dell'essere e centrata integralmente sulla natura e sull'uomo come parte della natura. Su un mondo dentro un altro mondo, tra indistinti confini.

Una danza che, per la sua universalità, funge da tessuto connettivo e mette in luce una coerenza in un materiale di varietà immensa e di origine disparata in cui il danzatore cambia e cambia insieme allo spazio circostante.

In una cornice armonica soggetta allo sguardo dello spettatore in balia tra l'impressione continua e l'espressione finale, i corpi metamorfici scorrono come fiume e anche il tempo fila via con moto incessante, non diversamente dal fiume e così: quello che è stato si perde, quello che non era diviene, ed è tutto un continuo rinnovarsi.

17 / 09 / 2017

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