L’incontro con l’”altro”, il confronto, lo scambio con il “diverso”, il dono di sé per assorbire e restituire quanto di più autentico permane e vibra in quell’ “altrove culturale”, estraneo al mondo occidentale, rappresenta il viaggio coreografico che percorre e nutre dagli ultimi anni l’Artemis Danza di Monica Casadei, una compagnia di punta sulla scena internazionale della danza non tradizionale.
Attraverso uno sguardo artistico e avido di conoscenza, dal Brasile a Cuba, dall’India alla Turchia, dalla Russia al Giappone, “l’Artemis incontra Culture Altre”. Questo il nome del progetto intrapreso. Nei lunghi periodi di residenza tra questi popoli, oltre ad attingere e poi rielaborare attraverso il linguaggio del corpo tanta ricchezza culturale, l’Artemis Danza preserva ed offre la propria identità nazionale omaggiando, con lo spettacolo “I Bislacchi”, Federico Fellini, un simbolo di quel “made in italy” come affresco dei caratteri e personaggi dell’essere italiano.
Di queste tappe coreografiche avevamo già assaporato tutta quell’atmosfera segreta e misteriosa di un Giappone lontano dagli archetipi della cultura consumistica con “A kazuo Ohno. Sole dell’anima sola.Giappone”, presentato in prima nazionale al festival di Civitanova Danza 2010. Una pièce d’”ensemble” cucita con e sui sette danzatori della compagnia, ma completata dai “soli”,intime riflessioni coreografiche che ogni danzatore ha elaborato interiormente lavorando sulle figure chiave della cultura giapponese. Sintesi di così tanta danza è giunta a Pescara, una città che vede passare pochi artisti del mondo di tersicore, a parte qualche sporadico evento di marchio tradizionale.
L’arrivo dell’Artemis Danza di Monica Casadei, con i suoi “Bislacchi” e due “soli coreografici” sul Giappone, nel capoluogo abruzzese, è stato un vero e proprio evento. Oltre ad aprire le danze della rassegna “Moving in the city. Il corpo urbano VIII edizione” organizzata dal gruppo Alhena di Anouscka Brodacz, la compagnia ha inaugurato il nuovo spazio performativo dell’Ex Mattatoio di Pescara, riprogettato ex novo e destinato ad ospitare e produrre la danza a Pescara.
Con “Solo Giappone. Silenzi” entriamo in contatto con tutte quelle culture e tecniche orientali del corpo, la lentezza e la velocità allo stesso tempo, la gestualità della danza butoh, la ritualità e tutto quel pensiero buddista che alberga tra i popoli della terra del Sol Levante. E’ dall’haiku, una poesia giapponese di soli tre versi, che ogni danzatore muove i propri passi, gesti e movimenti verso un’esplorazione corporea che si tramuta in danza. Il suono di un carrillon ed una danzatrice con movimenti da marionetta ci introducono nell’universo popolare di geishe e manga. Viaggiando, malato. La strada dei sogni miei, su una palude prosciugata (Matsuo Batsho), è l’haiku che ha ispirato il solo di Sara Muccioli. La sua postura, fatta di spigoli articolari mette in moto una dinamica spezzata che ogni volta si ricompone dando luogo a cesure in slow-motion. A dettare il ritmo della sua danza è la sua stessa voce, che inveiscequalcosa in giapponese come antiche donne depositarie di saperi misteriosi. Caduto il fiore, resiste l’immagine della peonia (Yosa Buson) è l’haiku del “solo” di Vittorio Colella. La sua danza ed il suo corpo evocano le posture dei guerrieri, i cosiddetti samurai, còlti nella pratica delle arti marziali e di quelle zen, nel rispetto di determinati codici di comportamento. Il suo percorso coreografico ne esplicita chiaramente i tratti essenziali della figura: dalle camminate con passi piccoli e veloci, le posizioni e dal maneggiare della spada fino al suo ultimo atto sacrificale.
Di entrambi colpisce la capacità con la quale hanno assorbito l’insieme delle tecniche orientali e di averne restituito quell’autentico e peculiare flusso di energia che li contraddistingue attraverso un personale vocabolario gestuale, sebbene i loro corpi siano di marca occidentale.
Con “I Bislacchi” Monica Casadei cambia atmosfera e “mood” immergendoci nell’universo onirico di Federico Fellini. L’omaggio si apre con la proiezione del film “Il lungo viaggio”, la nota pellicola che ripercorre i disegni animati del cineasta con la voce di Tonino Guerra. Le figure proiettate si animano in scena ed i corpi vibranti intrecciano coreografie di brillante energia sulle note di Nino Rota. Le rotondità dei corpi femminili vengono scherzosamente esaltate in soluzioni coreografiche volutamente buffe. Immancabile l’omaggio a Giulietta Masina sulla melodia suggestiva de “La Strada” dove Monica Casadei cuce un pas de deux en rallenty di prese a fermo immagine che catturano lo spettatore. Segue poi una cornice di gag e giochi che ricalcano i luoghi comuni dell’italiano medio spesso tratteggiato nei film di Fellini, costruendo scene di esilarante humor tra il circo ed il cabaret.
Lo spettacolo non ha pretese, non mira alla ricerca linguistica o all’esplorazione corporea come nei precedenti soli, ma si offre come visione disincantata e divertita di una parte della nostra Italia.
Ex Mattatoio di Pescara - 4 Dicembre 2011
Prossimi appuntamenti di “Moving in the city”
Venerdì 16 dicembre ore 21 “Vachement” – Micro Bio (Francia) con Silvia Di Rienzo e Stefania Brannetti.
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