Ideazione e regia: Giancarlo Sepe con un tema originale di Luis Bacalov;
Cast: Stefano Capitani, Elisabetta D'Acunzo, Susy Del Giudice, Sergio Di Paola, Cristina Donadio, Barbara Folchitto, Antonio Gargiulo, Elena Gigliotti, Daniele Grassetti, Barbara Manzato, Cristina Messere, Francesco Moraca, Pablo Moyano, Raffaele Musella, Matteo Nicoletta, Giorgio Pinto, Caterina Pontrandolfo, Marcela Szurkalo, Luca Trezza;
«Nessuna danza popolare raggiunge lo stesso livello di comunicazione tra i corpi: emozione, energia, respirazione, abbraccio, palpitazione» afferma il ballerino argentino Miguel Ángel Zotto ed è proprio da quel “danza popolare” che vogliamo partire per parlare di “Napoletango” di Giancarlo Sepe. E' indiscutibile come l'essere verace sia associato al napoletano così come il tango alla passionalità latina e come entrambi i caratteri siano accomunati (quello del napoletano e dell'argentino) da una passione profonda che porta a riscoprire quell'ancestrale insito in noi.
Al centro del progetto ideato dal regista-autore la famiglia Incoronato, definita da Sepe come «un chiassoso circo familiare». Innamorata dell' “o' tango” si presenta al pubblico approdando sul palco, munita di valigie di cartone e spuntando da ogni dove della platea.
Siamo di fronte alla gente capace di inventarsi ogni giorno il modo di vivere e che a questo giro di boa in cui ti costringe la vita si ribella ed anima con il tango. Sprizzano di una calda energia che però non riesce a prendere contenuto perdendosi nella forma di un teatro adattato ora ad una milonga, ora ad una cucina, ora ad una camera da letto. E' un incontro riuscito a metà quello tra Napoli e il tango perché “Napoletango” non riesce ad emanare lo sposalizio con lo spirito della danza latina (se non nei due momenti di puro tango) con la tradizione partenopea. Prevale, infatti, quest'ultima nei suoi affreschi pittoreschi (scene di Carlo De Marino, curatore anche dei costumi) con un “Maruzzella” intonato a cappella ed una gestualità napoletana che nei quadri si accentua sempre più. Riconoscendo il merito di originalità a Sepe, di pari passo con la continuità nel suo percorso di ricerca d'interazione parola-gesto, la messa in scena di “Napoletango” restituisce allo spettatore un senso di incompiuto, come se quell'otto (il passo più importante nel tango) non si fosse chiuso. Una corda particolare sembra suonare la nota dell'improvvisazione: il richiamo di Pina Bausch nelle coreografie d'insieme, ma il filo conduttore sul piano drammaturgico si rivela labile, in grado di riprendersi e riprendere il pubblico in particolare nel secondo atto quando il ritmo incalza e i ruoli si definiscono. Da segnalare la scintilla di coinvolgimento massima – soprattutto totalmente riuscita – si accende con la rottura della quarta parete, quando il tango si avvicina a chi guarda interpellandolo attivamente in un ballo.
Ritornando con la mente a Zotto ci riaffiorano le sue parole: «il tango non è maschio; è coppia: cinquanta per cento uomo e cinquanta donna». Forse la chiave di una risoluzione difficile da unire nonostante l'impegno profuso è proprio qui e sorge inevitabile chiedersi: una danza risultante dalla vibrazione di due corpi scanditi dal «ta-ra-ta-ta-ra ta-ra-ta-ta-ra» può restituire lo stesso abbraccio di esistenza/coesistenza in un pezzo d'ensemble?
Teatro Eliseo, Roma – 15 novembre 2011
Lo spettacolo prosegue la tournèe a:
- Fano: Teatro della Fortuna dal 10 all'11 gennaio 2012
- Firenze: Teatro Verdi il 13 gennaio 2012
- La Spezia: Teatro Civico dal 14 al 15 gennaio 2012
- Vigevano: Teatro Cagnoni dal 20 al 22 gennaio 2012
- Piacenza: Teatro Municipale dal 24 al 25 gennaio 2012
- Savona: Teatro Chiabrera dal 26 al 28 gennaio 2012
portale di Federico Pontiero (TS)
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