ODISSEA in scena al Teatro dell'Elfo di Milano 
Testo di: César Brie;
Regia: César Brie;
Cast: Mia Fabbri, Alice Guimaraes, Lucas Achirico, Gonzalo Callejas, Karen May Lisondra, Paola Oña, Ulises Palacio, Julián Ramacciotti, Viola Vento;
Arrivato in Italia a 18 anni dall'Argentina, César Brie, sin dagli esordi, sviluppa un'arte apolide, a stretto contatto con le molte realtà incontrate in una vita trascorsa per scelta in esilio. Dopo l'esperienza nel gruppo Farfa e nell'Odin Teatret, torna in Sud America, in Bolivia, dove fonda il Teatro de los Andes. Ed è proprio con questa compagnia che crea spettacoli immersi nell'attualità, ispirandosi a classici della letteratura o a fatti storici. Sostenuto produttivamente da Fondazione Pontedera Teatro e Emilia Romagna Teatro Fondazione a cui si aggiunge la collaborazione di Armunia Festival Costa degli Etruschi, César Brie prosegue la sua personale rilettura di Omero, allestendo questa volta Odissea e legandola profondamente alla situazione politica della sua Bolivia. Come Penelope, César Brie intreccia fili diversi per creare la trama: «Uno di questi fili è stato partire da noi. Quali sono i nostri naufragi, le nostre passioni, i nostri mostri? Cosa abbiamo abbandonato? Dove si nasconde la nostra Itaca? Diciamo Io, per dire Noi. Diciamo Noi per dire Voi. Non dobbiamo smarrire questa presenza intima che bussa alla porta e vuole diventare l’universo. Ulisse è il migrante, il curioso, il guerriero, il naufrago. Se la sua figura incarna nostalgia, scaltrezza, disperazione, lotta per la sopravvivenza, altri personaggi incarnano fedeltà, attesa, ricerca del padre. Persino i morti si accalcano di fronte al sangue degli animali sgozzati in sacrificio per dire la loro, per testimoniare. Ci sono nell’Odissea tutti gli aspetti del racconto: la fiaba, la magia, gli eventi, i ricordi, la lotta contro la natura, contro i propri compagni, contro i mostri e contro se stessi. Chi sono gli Ulisse di oggi? Gli artisti nel loro perenne viaggio attraverso le forme, gli impiegati, ancorati nei loro uffici che vanno via immobili con la loro immaginazione, i migranti che arrivano sulle nostre spiagge naufraghi, fuggendo dai mostri della miseria e della guerra, la cui fuga adesso si vuole sanzionare come delitto. Un altro filo sono state le tantissime opere d’arte che l’Odissea ha suscitato. Leggere e confrontare. La nostra Penelope oscilla tra la figura omerica e la Molly di Joyce. Ma sia che seguiamo la traccia della migrazione, i suggerimenti contemporanei, il viaggio interiore o le nostre particolari vicende, sempre e comunque torniamo a Omero, al suo canto immenso e meraviglioso. Mentre montiamo l’Odissea, la Bolivia si incendia, e questo diventa il quinto filo da tessere. A Sucre vedo gli indigeni presi in ostaggio, picchiati e umiliati. Sentiamo sul collo il fiato del fascismo. Di questo passaggio della storia boliviana restano tracce nel nostro lavoro: la profezia di Tiresia diventa lo sguardo di un emigrante che torna dopo vent’anni. La cacciata e umiliazione di Ulisse per mano dei pretendenti ha il tono e le parole delle aggressioni razziste. L’Odissea finisce con una guerra civile che gli dei interrompono. Torniamo al deus ex machina di Omero. In 14 linee gli dei fermano la guerra e costringono a realizzare i patti della convivenza. Cerchiamo un'immagine che sintetizzi questa azione divina: forse una nevicata. Tutti si fermano di fronte alla neve ed in quella pausa Atena introduce idee di pace. È la soluzione. Di tutto questo parla l'Odissea. Il racconto dei racconti agli albori dell'uomo».
Dal 17 al 29 Marzo 2009 - Teatro dell'Elfo, via Ciro Menotti, 11 - Milano
Per informazioni: www.elfo.org
16 / 03 / 2009
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