Omaggio a Bukowski al teatro dell’Orologio di Roma
di Giusi Potenza;
Si sono concluse al Teatro dell'Orologio le repliche del primo spettacolo teatrale autorizzato da Maria Eugenia D’Aquino (attualmente detentrice di tutti i diritti concernenti l’Opera in toto di Bukowski) tratto per l’appunto dall’ultimo celebre romanzo di Charles Bukowski Pulp. Una storia del XX secolo, ad opera del giovane regista romano Valerio Molinaro (nella foto) cui si deve l’adattamento drammaturgico e la regia, e che reinterpreta a suon di musica il capolavoro postumo del maestro americano. Con l’Associazione Culturale “Allora si può” propone la messa in scena dello spettacolo teatrale Sono PULP perché mi chiamo Bukowski.
L’investigatore protagonista del romanzo qui non si chiama più Nick Belane, ma Chuck Malone, e non è più alla ricerca di Céline scrittore francese amatissimo dal vecchio Hank, ma di Bukowski stesso, che, proprio come nel libro, si dice abbia ingannato la morte. Lo scrittore americano voleva rendere omaggio a uno dei suoi maestri – e sono veramente pochi, con lui solo Hemingway e John Fante si salvano dall’ironia del vecchio ubriacone di Los Angeles – mettendo in luce come fosse stato l’unico a rendersi veramente immortale con la sua opera. Giocatore sfortunato, perennemente al verde, Malone interpretato da David Milita, porta piuttosto male i suoi cinquantacinque anni, in sovrappeso e mezzo alcolizzato, è sempre coinvolto in casi assurdi. I personaggi che ruotano attorno all’ufficio di Malone, oltre a Bukowski interpretato da Filippo Dionisi, sono tanti e gli attori che li interpretano lo fanno con convinzione e impegno, sdoppiandosi spesso in più di un personaggio, malgrado ciò lo spettacolo non decolla. Purtroppo, nonostante la cura e la ricerca di dettagli scenografici, musicali, letterari e cinematografici (per esempio le citazioni dei film Le iene, Pulp fiction e Il grande Lebowski) non sono sufficienti a creare empatia nello spettatore; la messinscena rimane poco coinvolgente, i dialoghi sono banali e poveri di contenuto, si incontrano non poche ripetizioni per concetti semplici che non richiederebbero affatto di essere ribaditi. Inoltre gli intermezzi tra le scene sono troppo lunghi… per quanto sia apprezzabile la scelta di inserire brani della tradizione jazz, che possano disegnare meglio un’atmosfera che si vuole noir, risultano più invasivi di quanto dovrebbero e la ricerca registica verso un surrealismo forzato che spinge soprattutto durante tali siparietti, non ha l’effetto sperato, ma distoglie gli interpreti dal ritmo che lo spettacolo dovrebbe avere e ne dilata i tempi più del necessario. L’uso delle luci, che andrebbe anch’esso appena calibrato, rende però abbastanza lo spirito del romanzo, decadente, volgare, torvo, “maledetto”, tanto da rendersi facilmente ridicolo, sicuramente simpatico. Il finale poi è un po’ ingenuo mentre il personaggio di Bukowski viene liquidato troppo in fretta.
Insomma, l’impegno c’è ed è apprezzabile, gli attori sono efficaci e fanno quel che gli è richiesto, manca un pizzico di esperienza e veduta d’insieme.
portale di Federico Pontiero (TS)
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