Per non dimenticare...Gli occhi di Piero Gli occhi di Piero;
Testo di: Massimiliano Coccia, Fabrizio Giannini;
Regia: Marco Simeoli;
Cast: Fabrizio Giannini;
Il 22 novembre del 1975 durante un corteo per il riconoscimento della Repubblica Popolare dell'Angola, viene ucciso dalle forze dell'ordine Piero Bruno, studente dell'Itis Armellini e militante di Lotta Continua, colpito alle spalle da un colpo di arma da fuoco. Eh, ma si fa presto a parlare della storia di Piero Bruno, si fa presto a chiedersi chi fosse Piero Bruno… Piero è un ragazzo che ha sempre 17 anni! Questa in due parole la trama de ''Gli occhi di Piero'' in scena al Teatro dell’Orologio fino al 29 novembre, ma non è lo spettacolo. Lo spettacolo di Massimiliano Coccia, Fabrizio Giannini e Marco Simeoli è anche altro. Un monologo che mette in scena diversi personaggi ma soprattutto tante presenze. Giannini è Alfredo il narratore che ha ereditato il mestiere di portiere di un palazzo in via Ludovico Muratori, ma anche suo padre Gustavo, o meglio ancora la memoria di suo padre… tenta fortemente di mantenere viva questa memoria, per non dimenticare e non far dimenticare gli occhi di quel ragazzo morto per difendere un’ideale, per la voglia di voler migliorare il mondo. Un ragazzo ricordato come un idealista, impegnato e convinto, uno studente, un figlio, un amico, non un eroe, che ha subito un’ingiustizia per la quale nessuno ha mai pagato. Una storia che racchiude tante storie, una vicenda che rimane appesa nelle aule giudiziarie con ricostruzioni assurde, archiviazioni e ingiustizie, e che parla dell'intensità e delle contraddizioni di quegli anni. La ricostruzione storica, scava nei meandri di anime e silenzi, spaziando ad altre vicende, altri delitti incomprensibili e ingiustificabili, in un ping pong tra la storia di ieri e quella di oggi si va da Piero a Carlo Giuliani, da Roma all’Italia con un primo piano stretto sugli occhi di Pasolini, ucciso lo stesso anno, mentre si ascoltano le sue lucidissime parole di vero profeta del tragico tempo che verrà, il nostro.. Il testo drammaturgico è stato preparato con maestria, ben congegnato, nonostante l’argomento greve, scorre tra sorrisi e leggerezza, calibrato tra un racconto di cronaca e quello di un cantastorie, c’è dentro tanto, la cultura romana, il romanesco, quello arcaico del padre e quello odiernio del figlio, tante voci, cartoline, una radio che trasmette notiziari e canzoni di De Gregori, Gaetano, Gabriella Ferri, ci sono i condomini, i vicini e soprattutto la memoria indelebile e viva. Giannini è molto carismatico e padrone del palco, si muove abilmente, dentro e fuori scena, i suoi tempi sono perfetti, scanditi, mangia, beve, monta oggetti e racconta con semplicità, ironia e tanta intensità. Risulta ancor più convincente nei panni di Gustavo, il testimone, con il quale il racconto si fa più vivo, più sentito, meno ironia e più drammaticità, fino ad una splendida nenia di Trilussa. Le scelte registiche sono molto efficaci, dagli oggetti di scena ai video di repertorio, il disegno luci e la colonna sonora creano un’atmosfera speciale, di ricordo ma anche di familiarità, Piero siamo tutti noi, è il nostro amico, il nostro figlio, il nostro io, ha i nostri occhi e avrebbe soltanto voluto vivere in un mondo diverso, migliore.
Giusi Potenza
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro dell'Orologio, fino al 29 Novembre 2009
Per informazioni: www.teatroorologio.it
27 / 11 / 2009
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