Quando il teatro č istruttivo senza salire in cattedra

Afghanistan: il grande gioco

di Maria Lucia Tangorra.

Una delle caratteristiche del panorama milanese è l'identità dei teatri che lo abitano, ancor più di alcuni e tra questi rientra l'Elfo Puccini. A ciò si associa la tendenza, incrementata negli ultimi anni, a contaminarsi collaborando tra teatri e, in questo caso, a farsi contaminare dalla drammaturgia straniera contemporanea. Proseguendo nel solco della ricerca, infatti, Il Teatro Elfo Puccini in coproduzione con Emilia Romagna Teatro sceglie di impastare le mani con un mondo che ci apparirebbe ancora molto lontano se non fosse per come alcuni appartenenti hanno colpito l'Occidente.
Tucidide docet: per comprendere il presente bisogna conoscere il passato e, di questi tempi, quale strumento migliore per farlo se non il teatro? Ad alcuni potrebbe suonare anacronistico, ma non è affatto così. Mentre si dipana sotto gli occhi degli spettatori 'Afghanistan: il grande gioco' si fa sempre più spazio la consapevolezza che alcune vicende e storie possono arrivare solo se veicolate in un determinato modo. Il codice teatrale può ricordarci il valore della parola, così denaturata dalla comunicazione di massa.
'Afghanistan: il grande gioco' << è un affresco teatrale diviso in tredici stazioni che il Tricycle Theatre di Londra ha commissionato ad altrettanti autori per raccontare il rapporto complesso e quasi sempre fallimentare che l'Occidente ha avuto con l'Afghanistan, stato che per la sua posizione geografica riveste un'importanza fondamentale nello scacchiere mondiale >> (dalla scheda ufficiale).
Bruni e De Capitani, oltre che registi, si fanno voci narranti che uniscono i vari momenti, contestualizzando e sciogliendo il gomitolo della Storia. Il tutto si apre assestando un colpo che non può non richiamarci al nostro oggi: si parte, infatti, parlando dei rifugiati. Sono loro che ci chiedono di saperne di più, loro che vivono con noi nel nostro Paese e soprattutto rischiano la propria vita nella speranza di un futuro migliore; al contempo c'è chi è nativo di quella terra e per derive (non è questa la sede per spiegarle) e fondamentalismi attaccano gli altri esseri umani.
<< Alla fine del 2015 i rifugiati nel mondo sono 21 milioni 300 mila persone, in Europa 4.391.400, in Italia 118.047. Nel 2014 in Europa i rifugiati afghani sono 178.230 e le richieste di asilo di afghani 58.554 >>, dati che scorrono sui teli bianchi che di lì a poco si apriranno per andare indietro nel tempo. La scena (Carlo Sala) è spoglia, giusto alcuni oggetti posti all'occorrenza e, in particolare, l'evocazione di un accampamento fino a tratti in cui prevale l'aspetto onirico.
Il progetto dell'Elfo Puccini, richiamando alla mente l'operazione di 'Angels in America', prevede la suddivisione in due parti di quest'epopea che già ha riscosso tantissimo successo in Inghilterra e America. Il duo registico ha << scelto tre testi che riguardano il periodo 1842 - 1930: 'Trombe alle porte di Jalalabad' di Stephen Jeffreys (ambientato nel corso della prima guerra anglo-afgana), 'La linea di Durand' di Ron Hutchinson (protagonisti l'emiro Abdhur Raham e Sir Henry M. Durand che discutono sull'opportunità di tracciare un confine tra l'Afghanistan e l'India Britannica) e 'Questo è il momento' di Joy Wilkinson (protagonisti il re Amannullah Khan e la regina Soraya in fuga dall'Afghanistan verso l'Europa) >>. Oltre a questi ha optato per << due testi che raccontano il periodo 1979-1996: 'Legna per il fuoco' di Lee Blessing (una spy story che contrappone il direttore della CIA a Islamabad e il direttore dell'Intelligence del Pakistan) e 'Minigonne di Kabul' di David Greig (che mette in scena un&rsquo;intervista immaginata o sognata tra una scrittrice e Najibullah, presidente dell'Afghanistan tra il 1987 e il 1992) >>.
E' inevitabile che, trattandosi di autori differenti, ci siano alcuni testi che funzionano più di altri a livello di coinvolgimento, ma il ritmo di quest'epopea va crescendo man mano che ci si avvicina ai nostri anni e quando tocca ancor più quando il bilanciamento dei registri - dal poetico alla connessione con l'attualità - è ben calibrato. In scena un cast all'altezza di reggere volti e vicende diverse, nota di merito va in particolare a Claudia Coli, Enzo Curcurù, Emilia Scarpati Fanetti.
<< Afghanistan, il Grande Gioco fa parte di quel teatro anglosassone che ci piace >> - ha affermato Bruni - << La storia dei rapporti tra Occidente e Afghanistan è metafora di tutti gli errori fatti in Medio Oriente e Asia anche per ignoranza: ci piace che venga raccontato un periodo di cui si sa poco ma ci coinvolge tanto, riaffermando l'idea di un teatro che parla di civiltà continuando a essere vivo >>. E ha aggiunto De Capitani: << Vorremmo trasmettere anche noi la coscienza di quanto sia paradigmatica la storia di 180 anni di rapporti tra Occidente e Afghanistan >>. Effettivamente mentre le cinque storie si dipanano si percepisce quanto poco ne sappiamo sulle radici di un popolo (basti pensare al ''quadro'' sui confini di tracciare) e di certe ostilità e che il bombardamento di notizie - sarà banale dirlo - non ha la stessa potenza comunicativa della drammaturgia.
La regia asseconda tutto ciò facendosi ora didascalica (in un'accezione costruttiva), ora poetica, a seconda dei toni usati dallo scrittore di turno. 'Afghanistan: il grande gioco' incuriosisce creando suspence sulla seconda parte (debutterà nel 2018) e interroga non solo sul nostro presente, ma anche su quale sia la cifra che riesce più a tenere alta l'attenzione della platea di turno, tanto più di fronte a certi argomenti. Da far vedere, ancor più alle giovani generazioni, per conoscere e prendere coscienza di ieri e di oggi.

Lo spettacolo è in scena fino a domenica 5 febbraio all'Elfo Puccini e proseguirà in tournée a Modena (7-19 febbraio) e a Bologna (14-18 giugno).

'Afghanistan: il grande gioco' - primi 5 episodi

di Stephen Jeffreys, Ron Hutchinson, Joy Wilkinson, Lee Blessing, David Greig
Traduzione Lucio De Capitani
Regia Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani
Con Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Leonardo Lidi, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri

Scene e costumi: Carlo Sala; video: Francesco Frongia

Luci: Nando Frigerio; suono: Giuseppe Marzoli

29 / 01 / 2017

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