...quando la favola di Edipo lascia senza parole...performance tra musica, danza e arte "Oedipus on the top"
Testo di: Duccio Camerini;
Regia: Duccio Camerini;
Cast: Graziano Piazza, Salvo Lombardo, Marta Iacopini, Andrea Adinolfi, Ciro Carlo Fico, Fabio Frattasi, Cristina Pedetta;
Recensione di Giusi Potenza
Per la rassegna teatrale "I solisti del Teatro" giunta alla sua XVI° edizione, il teatro Fonderia delle Arti promuove lo spettacolo Oedipus on the top a conclusione di un laboratorio di studio dei linguaggi teatrali. Ad allestire il celeberrimo mito, la nota storia di Edipo, il regista Duccio Camerini, che prepara nella suggestiva cornice dei Giardini della Filarmonica una perfetta commistione di arti, una sintonia di teatro, musica e danza per una rappresentazione senza testo. L’attualità presente e insita nel mito di Edipo agevola la possibilità di giocare con esperimenti artistici. La rappresentazione muta, cerca di mescolare le varie versioni che della storia sono state date per darne una rilettura contemporanea sottolineando soprattutto i temi quali diversità, integrazione, disorientamento, identità. Il "non linguaggio" degli attori consente alla musica, protagonista fondamentale, di diventare prepotentemente necessaria, accarezzando o violentando, evidenziando o celando, accompagnando o mostrando, le varie azioni sceniche. I giovani interpreti sono tutti molto intensi, concentrati e attenti, creano splendidi quadri con perfette pose plastiche, figure anche complesse, coadiuvati da un efficiente disegno luci. Il pubblico muto anch’esso segue quasi ipnotizzato l’intensità della performance, per esplodere quasi con un pretesto, in risate anche fin troppo esagerate per il contesto, proprio a voler liberare la tensione accumulata, cedere per "tirare il fiato" un attimo, come si suol dire, ed essere pronto a reimmeggersi nuovamente in apnea nel finale. Molte le trovate registiche interessanti, appassionanti gli intrecci e i rapporti tra i personaggi, originale l’utilizzo di alcuni oggetti scenici e dello spazio nell’affascinante ambientazione. Camerini riesce a trovare un linguaggio che comunica senza restare intrappolato nelle logiche tradizionali del mimo o della pantomima, pur senza ricorrere all’utilizzo della parola, che appare qua e là non più che come un verso, ma dove a parlare è il corpo e i suoi movimenti, anche nel rapporto con altri corpi. Uno spettacolo complesso e faticoso, che certamente ha richiesto lunga preparazione anche fisica, oltre che prove per trovare il giusto affiatamento e ritmo tra i tre musicisti e i sette attori che generosamente si danno al pubblico. Muscoli tesi, mimica, voce, respiro, tutto concorre a fare di questo spettacolo un insieme uniforme e coerente che nulla lascia al caso, ma che al contrario, bandendo la superficialità dà peso ai dettagli, quei significanti che ne danno senso e significato.
Giardini della Filarmonica di Roma - 13 Luglio 2009
14 / 07 / 2009
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