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RADIO CLANDESTINA: gli errori della memoria

Testo di: Ascanio Celestini;

Regia: Ascanio Celestini;

Cast: Ascanio Celestini;

Recensione di Giusi Potenza

All’auditorium parco della musica di Roma, prosegue la rassegna teatrale dal titolo "Antologia" di e con Ascanio Celestini cantastorie del sociale e impareggiabile affabulatore. In scena spettacoli non recentissimi ma che continuano ad attrarre numerosissimo il pubblico. Sa raccontare storie l’attore romano, anche se si tratta di storie crude e impegnative, come per lo più sceglie di fare, lo fa quasi con dolcezza, con tatto, con realismo, non aggiunge e non toglie, punta ai dettagli, si sofferma sui particolari non tralasciando le persone, l’umanità, i sentimenti di coloro che queste storie le hanno vissute. Radio Clandestina è uno spettacolo teatrale che risale addirittura al 2000, ispirato ad un libro di Alessandro Portelli "L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria."
Rispetto ad altri massacri nazifascisti, come quelli di Marzabotto o di Sant'Anna di Stazzema, la strage romana ha perfino un minor numero di vittime, ma la sua storia non è scritta, vive solo di racconti orali, attraverso cui la conoscono la maggior parte delle persone. È questo il punto centrale dell’interesse di Celestini: la storia collettiva esce fuori da testimonianze singole e parziali, che però collegate danno una verità unitaria, chiarissima e inconfutabile. Il racconto in scena, a sua volta, cala questo episodio nella storia più vasta di una città e di un intero paese, fino a quel momento estremo, cruciale e rivelatore. Anche perché purtroppo quello che è risaputo di questa storia crudele, è spesso raccontato al contrario, quasi tutti per esempio sanno che i nazisti subito dopo l'attentato partigiano di via Rasella mandarono in giro per Roma centinaia di comunicati, sui manifesti, sui giornali e alla radio ma visto che i partigiani non si presentavano, risposero al loro silenzio uccidendo 10 italiani per ogni tedesco morto. Solo molti anni dopo e per stessa ammissione dei tedeschi, abbiamo saputo che si tratta di una grande menzogna, i comunicati non furono mai mandati.
Anche in Radio Clandestina come suo solito nei racconti, gli aggettivi sono rarissimi, Ascanio Celestini non cerca di istigarci delle emozioni, ma lascia tempo e spazio perché possiamo, essendone capaci, cercarle dentro noi stessi, come dice lo stesso Portelli. Gli bastano pochi tocchi, l’uso della voce, pochissimi oggetti di scena e una lieve melodia di sottofondo per evocare dinamiche e relazioni dialettiche culturali, sociali, burocratiche, divergenze tra oralità e scrittura, fra l’arroganza degli occupanti e il disorientamento degli occupati che tentano di salvarsi. Celestini fa teatro del racconto, convinto che non esista un racconto orale senza un ascoltatore/destinatario, mette in scena l’arte del raccontare. La forza delle sue performance narrative sta nella dignità composta, nella fermezza morale, nel ritegno ma contemporaneamente nell’affiorare dell’ironia e del senso dell’assurdo. Fa della cultura popolare dei cantastorie il suo leitmotif, toni pacati, trattenuti quasi, formule compatte così che la narrazione consenta di immaginare la tragedia proprio perché resta scientemente sotto le righe. Un volto, una lampadina, qualche candelina, una cornice e una sedia, non dobbiamo vedere niente, dobbiamo immaginare tutto lasciandoci trasportare dalla storia. Il teatro di Celestini non è mai uguale a sé stesso, essendo un racconto orale non può prescindere dal contesto come dal narratore, c’è sempre un quorum di improvvisazione e reinvenzione, una variazione rispetto agli ascoltatori, agli stati d’animo, alla storia personale o sociale, tant’è che anche ieri sera l’attore non ha potuto evitare di fare qualche breve, ironico commento e paragone con la storia attuale. Radio Clandestina non è semplicemente la messa in scena del testo di Portelli, è invece un’opera reinventata e autonoma, matrice di drammaturgie successive, che muta e si trasforma, l’attore/autore ha mantenuto il tema centrale, l’eccidio nelle Fosse Ardeatine, inserendolo in un contesto ben più ampio perché fosse ancor più chiaro, mescolando LA Storia con LE Storie personali della gente, con altre storie personali e famigliari e con alcune invenzioni che ha utilizzato come pretesti ed alter ego per raccontare dialogando e mantenere la propria marca stilistica, ovvero la presenza di narratori all’interno della narrazione. Altra nota che accomuna questo spettacolo ad altri successivi, è la ripetizione, oggi si direbbe "il tormentone" parlando dei comici, quel suo tornare sulle frasi tipo "cinema Iris odierno cinema Gioiello" oppure "grazie lei è stato molto gentile, la ringrazio per la cortesia" , ecc. è una delle caratteristiche dei suoi monologhi e che mantiene anche in Radio Clandestina: uno spettacolo sulla memoria.

Lo spettacolo è andato in scena all'Auditorium di Roma il 16 Giugno 2009 e la rassegna "Antologia" di Ascanio Celestini proseguirà fino al 18 Giugno 2009

Per informazioni: www.auditorium.com

18 / 06 / 2009





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