Rebecca Murgi e il suo ''Il collettivo e la diversità'' Al Teatro Annibal Caro di Civitanova si sono aperte le danze, lo scorso 21 e 22 novembre, della tradizionale rassegna che ogni anno la città marchigiana dedica all’arte coreutica, con Il Collettivo e la diversità di Rebecca Murgi. Lo spettacolo, promosso dall’AMAT e sostenuto dalla Regione Marche, è il frutto di un progetto di residenza che Rebecca Murgi ha ideato e realizzato coinvolgendo le forze in campo. Nata ad Ancona ma di formazione internazionale compiuta tra l’Olanda e l’Inghilterra, la coreografa punta ad alzare il livello della danza in terra d’origine, dando vita ad un serie di progetti e laboratori. Tra queste iniziative Il collettivo e la diversità è una delle più coraggiose: lo scopo di offrire ai giovani danzatori del territorio una piattaforma entro la quale i propri corpi si confrontano in una ricerca, appunto, collettiva, ha valorizzato le risorse locali. La partecipazione attiva di prestigiosi coreografi e la coordinazione registica di Rebecca Murgi hanno consentito di sviluppare il potenziale espressivo dei ragazzi, preservando le caratteristiche individuali di ognuno al punto da definirli dei danzatori-autori. Dal sipario aperto si nota una scena completamente vuota. Su assemblaggi di sound elettronici è una coppia che da il via con una serie di movimenti fluidi e sinuosi, tra momenti di unisono e di rottura. In modo graduale lo spazio si riempie con altre danzatrici che insieme caratterizzano una scena contrappuntata da duetti e terzetti, fino a quando, in corrispondenza dell’incedere della musica, una polifonia gestuale satura l’azione danzata. Si susseguono assoli fugaci, diversi tra loro per differente fisicità, teatralità e gestualità, che sembrano rivelare l’identikit di ciascun danzatore. La pièce scorre ininterrotta con un andamento gradevole nei suoi 50 minuti di danza sobria e asciutta tra momenti di sfida e contrasto ad attimi più armonici. I danzatori-autori coesistono in ogni punto dello spazio scenico e condividono un’esperienza performativa dalla quale scaturisce un dialogo continuo. I loro corpi in movimento, sebbene ben amalgamati pur nella loro diversità, si mostrano recettivi e permeabili, in grado di scambiarsi la propria temperatura dinamica con gli altri e con l’ambiente. La stessa musica, una mescolanza di brani tra rumori, suoni elettronici e percussioni messi insieme da Luca Losacco, riflette l’idea della coesistenza nella diversità. I costumi, molto impersonali ma differenti dimostrano ancora il concetto di base che ha guidato il progetto. Il disegno luci di Marco Abeti crea dei momenti di chiaro/scuro che conferiscono profondità allo spazio e amplificano l’espressività dei danzatori. Con Il Collettivo e la Diversità si è di fronte all’autonomia drammaturgica della danza, grazie alla capacità del corpo in movimento di rivelare la propria identità in una dimensione collettiva. Ci si augura che questo spettacolo promosso dalla regione Marche non resti un punto di arrivo, ma rappresenti un punto di partenza per trovare nuovi lidi oltre confine.
Cristina Squartecchia
26 / 11 / 2009
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