ROMOLO IL GRANDE in scena al Teatro Vittorio Emanuele di Messina Testo di: Friedrick Dürrenmatt;
Regia: Roberto Guicciardini;
Cast: Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, Virgilio Zernits, Norma Martelli, Luciano D’Amico, Antonio Fornari, Liliana Massari, Francesco Sala, Francesco Cutrupi, Davide D’Antonio, Francesco Frangipane, Roberto Pappalardo, Lorenzo Praticò, Alfredo Troiano;
Romolo il grande è uno dei lavori teatrali di Dürrenmatt più comici e insieme più pessimistici. Scritto nel 1949 è stato più volte rielaborato dall’autore fino all’edizione definitiva del 1964. "Commedia storica storicamente inverosimile", rappresenta il tardo impero romano alla vigilia della sua caduta. Situazioni comiche e satira amara si incrociano verso un epilogo inaspettato. Alla testa dell’impero c’è un uomo che non vuole più corrispondere alle aspettative e alle richieste di dominio di Roma: un pazzo che alleva galline, un burattino apparentemente rimbambito, disprezzato da tutti per la sua manifesta debolezza nel comando. In realtà, la maschera del pazzo è solo una simulazione e serve ad esprimere il suo rifiuto; Romolo vuole il declino del mondo nel quale vive perché non crede più negli ideali di tale mondo e non vede che il loro rovescio e i crimini con i quali essi vengono favoriti. Un mondo che era riuscito a sopravvivere basandosi sull’ideale di uno stato autoritario, facendo leva sull’oppressione e la violenza Come si legge in "Questioni di teatro", Dürrenmatt rappresenta un mondo grottesco. Il grottesco è "…paradosso sensibile, la forma cioè di un’assenza di forma, il volto di un mondo senza volto….", paradosso che non può più essere superato agendo e trasformando, come auspicava Brecht con la sua drammaturgia, ma può solo essere sofferto e sopportato. Romolo appare "grande" poiché è l’unico ad aver riconosciuto il carattere grottesco della realtà e ad essersi deciso a recitare il ruolo di clown a occhi aperti in questo universo del grottesco. Deriso e disprezzato da tutti per la sua apparente imbecillità, agli occhi di Dürrenmatt egli diventa una figura non priva di una sua grandezza tragica: la decisione che gli si richiede egli la vive "come un momento spaventoso, come l’aprirsi di un baratro": "Per me il mondo se ne sta lì come un mostro, come un enigma rispetto al male che deve essere sopportato e dinanzi al quale però non può esservi capitolazione". Quest’ideale di eroismo veramente stoico si propone al pubblico in maniera molto divertente: l’idea centrale della commedia, quella dell’eroe misconosciuto da tutti nella sua vera grandezza, viene esposta facendo uso di gags cabarettistiche e di esagerazioni grottesche, in un linguaggio insieme espressivo e di grande effetto.
Dal 13 al 17 Gennaio 2010 - Teatro Vittorio Emanuele, via Pozzoleone, 5 - Messina
Per informazioni: www.teatrodimessina.it
13 / 01 / 2010
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