Si può dominare colui che comanda dalla notte dei tempi? Il dio della carneficina;
Testo di: Yasmina Reza;
Regia: Roberto Andò;
Cast: Anna Bonaiuto, Alessio Boni, Michela Cescon e Silvio Orlando;
Boni, Cescon, Orlando e Bonaiuto vibrano magistralmente come mine impazzite nel gruppo di famiglia in un interno infernale
Torna meritatamente a calcare le platee italiane "Il dio della carneficina" di Roberto Andò, trasposto da "Le dieu du carnage" della drammaturga franco-iraniana Yasmina Reza (Tony Award e Olivier Award 2009 come miglior commedia dell'anno ndr). Spunto del plot è un pretesto banale da cui esploderà un climax ascendente fino al declinarsi in silenzio pietrificato. L'undicenne Ferdinand, figlio di Alain (Alessio Boni) e Annette (Michela Cescon) Reille, in seguito a delle offese, ha colpito Bruno, figlio di Michel (Silvio Orlando) e Véronique (Anna Bonaiuto) Houillié, causandogli la tumefazione del labbro e la rottura di due incisivi. I genitori della "vittima" invitano ad un party riconciliante quelli del "carnefice", con l'intento di ricomporre l'equilibrio dei bambini sbrigandosela da grandi ed i figli diventano il capro espiatorio per mettere in atto uno psicodramma. In un primo tempo uomini e donne sanno recitare l'arte del coesistere, a meno di Alain, il quale rivela subito la propria natura di avvocato squaliforme, presente per gli affari, assente per gli affetti (Annette esclama con riso nauseabondo: «Tutto quello che succede fuori è importante»). Si assiste ad un singolar tenzone animato dal rimbalzarsi di battute, frecciate, azioni prima tra le due parti in difesa del proprio nido, poi, con un paradossale scambio di posizioni, si vengono a creare penose alleanze ora tra le due mogli e i due mariti ora tra il forte e il debole del ménage familiare. Sotto la lente d'ingrandimento si svelano quattro stereotipi di oggi: da un lato Véronique, scrittrice-pedagoga della morale, sposata a Michel, rassegnatosi ancor prima di combattere per la sopravvivenza e dall'altro Annette, una "deliziosa" promotrice finanziaria unita ad un uomo, Alain, che vive sotto l'egida del dio della carneficina. Su una pedana circolare inclinata, quasi a voler richiamare l'irrequietezza umana, Gianni Carluccio ha costruito il luogo del massacro. Due divani rossi con al centro un tavolino di libri d'Arte, si illuminano sotto tonalità rarefatte, accese ed ombrose a seconda dei matches; ogni personaggio, infatti, manifesta una reazione sintomatica del disequilibrio nella propria identità. La regia orchestra con eleganza il cast eccezionale di interpreti (nella foto di scena di Oreste Lanzetta), suggerendo vivacità e pause con cui tracciare il ritratto. Tutti si modellano secondo la sottile partitura della Reza (trad. di Alessandra Serra), conferendo uno spessore personale e vitale ad un teatro che vuole essere di parola. A. Boni segue mimicamente la parabola di Alain dallo sguardo cinico fino al suo incurvarsi per aver perso "tutta la sua vita", inframmezzata dal cellulare; M. Cescon restituisce le nevrosi di una donna, donandosi professionalmente alle esigenze sceniche pur gravida. S. Orlando gioca molto sul travestimento del doppio e si fa amare quando si denuda dei panni da "intellettuale di sinistra" ed infine A. Bonaiuto accompagna la sua Véronique, dondolandosi tra il "sarebbe giusto" e il "sarebbe meglio", alla conclusione del giorno più triste della sua vita. Il pubblico ride, a caldo, dello specchio esasperato di sé. Persone che barcollano in una realtà artefatta, in cui ci si dichiara concilianti, ma si è incapaci di entrare in ascolto dell'altro, persino della propria metà. Con l'intelligente divertissment, si è sommersi dalla valanga raggelante del perché si tenga tanto alle cose senza saperne il motivo. Le «madri feroci,/che vi hanno detto:/Sopravvivete! Pensate a voi!/Non provate mai pietà o rispetto/per nessuno, covate nel petto/la vostra integrità di avvoltoi!» ("Ballata delle madri" di Pier Paolo Pasolini) Una profezia che si è realizzata grazie al tanto decantato canone occidentale, governato dalla legge animale. Ci si barcamena con i protagonisti tra questo «caos ed equilibrio» con un riso che si modula sulle variopinte tonalità dei registri. "Il dio della carneficina" rinnova il potere di domanda del teatro. Una pièce che possiede il raro valore nella scrittura contemporanea di far sorridere lo spettatore dei propri vizi - scambiati nella vita reale per virtù - accompagnandolo fuori dalla sala con il sapore amaro di essersi visto nel suo perbenismo selvaggio. Incontrando gesto e parola, mastica il vero dell'arte sino a rivelarci come oggi «ci occupiamo tutti solo ed esclusivamente di noi stessi, vorremmo tutti credere in un eventuale miglioramento e possibilmente anche esserne sia gli artefici che i beneficiari. Ma è verosimile? […] E ognuno si salva come può».
Teatro Eliseo, Roma – 22 dicembre 2009
Maria Lucia Tangorra
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 10 gennaio 2010
La tournèe proseguirà in Italia nel 2010: 12-14 gennaio: Savona, Teatro Comunale Chiabrera 15-17 gennaio: Vigevano, Teatro Cagnoni 19-21 gennaio: Seregno, Teatro San Rocco 22-24 gennaio: Lucca, Teatro del Giglio 26-27 gennaio: Campi Bisenzio, Teatro Dante 28-31 gennaio: Carpi, Teatro Comunale 2-7 febbraio: Imola, Teatro dell'Osservanza 9-14 febbraio: Trieste, Teatro Rossetti 16-17 febbraio: Cattolica, Teatro della Regina 18-21 febbraio: Modena, Teatro Storchi
31 / 12 / 2009
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