"Tutto per bene" il Pirandello di Gabriele Lavia, al Teatro Argentina di Roma
di Valeria Sirabella;
Tutto per bene;
Testo: Luigi Pirandello;
Regia: Gabriele Lavia;
Cast: Gabriele Lavia, Roberto Bisacco, Riccardo Bocci, Giorgio Crisafi, Gianni De Lellis, Giulia Galiani, Lucia Lavia, Riccardo Monitillo, Daniela Poggi, Alessandra Cristiani (danzatrice);
Come spesso accade con le opere di Pirandello, i primi minuti sono difficili da seguire (così è stato per me, al Teatro Argentina). Si fa fatica a concentrarsi sulla trama, tale è la densità del dramma che già pervade la scena, e che ti invade fino a distrarti dai fatti che iniziano a sviscerarsi sul palco. Quel disegno più grande, che passo passo ti conduce verso una percezione superiore del senso di essere uomo, ti inebria e ti distrae. Ma poi arriva il momento in cui la storia viene a te. Tutto per bene racconta la storia di Martino Lori, Consigliere di Stato che per sedici anni è stato “un altro” rispetto a chi credeva di essere: le persone intorno a lui gli avevano attribuito un ruolo che lui non sapeva di ricoprire.
Tutti lo credevano infatti a conoscenza di un fatto - il tradimento da parte della moglie defunta da sedici anni, dal quale era nata Palma, che lui credeva sua figlia di sangue – e che avesse sempre accettato questa realtà per opportunismo. Ciò faceva di lui un vile e un indegno. Martino in realtà, all’oscuro di tutto, accettava l’evidente e per lui inspiegabile disprezzo degli altri solo per amore della figlia e per devozione nei confronti della defunta moglie, che lui credeva onesta e innamorata. Una parola, una conversazione cambia tutto: Palma, saputo che Martino è sempre stato ignaro di tutto, trasforma all’istante il suo disprezzo in stima e affetto sinceri. La lacerazione dell’uomo che vede le proprie convinzioni e la propria stessa identità crollare in un secondo è profondamente drammatica, rappresentativa del cuore della poetica di Pirandello e resa con maestria da Gabriele Lavia.
Sua è anche la regia, personaggi come ombre che si stagliano su un gioco suggestivo di bianco neri, quasi che l’uomo sia il frutto casuale della presenza o assenza di luce, che metaforicamente illumina o nasconde, capace di ribaltare la visione delle cose, dal bianco al nero e viceversa.
teatro Argentina, Roma - 10 Gennaio 2012
Lo spettacolo resta in scena al teatro Argentina fino al 10 Febbraio 2012. Per informazioni: www.teatrodiroma.net
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