Un corpo ed una voce si donano per un ''Cielo'' di emozioni di Cristina Squartecchia;
Cosa succede quando una nota cantautrice incontra un noto danzatore? Il risultato è un concerto danzato dove la musica e la voce si materializzano nel corpo del danzatore, mentre la danza si fa melodiosa e sonora. Questa è l’esperienza creativa che ha visto come protagonisti Paola Turci, una delle voci più apprezzate della canzone d’autore italiana, e Giorgio Rossi, che è invece stato uno dei pionieri della danza d’autore grazie alla storica compagnia Sosta Palmizi. Insieme hanno messo a disposizione dell’altro, in un gioco reciproco, la propria arte permettendo che dalla contaminazione potessero sgorgare sorgenti espressive nuove. Ne è nato uno spettacolo dal nome "Cielo", una voce danzante – un corpo sonoro, che da più di un anno continua a riscuotere un alto gradimento sul territorio nazionale. Li abbiamo visti presso il Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche lo scorso 26 febbraio, dove l’evento è stato inserito, come uno dei più attesi tra i tanti, nella rassegna "Civitanova danza tutto l’anno". I primi accordi di una chitarra ed una voce, corposa e incisiva, accolgono gli spettatori come in un caldo abbraccio, è Paola Turci che apre le danze, mentre Giorgio Rossi è al centro dello spazio scenico rivolto verso la cantante. Le figure inizialmente immobili dei due artisti, spiccano nella scena nuda, come a bastare loro stessi da allestimento scenografico: una voce ed un corpo che si donano l’un l’altro, scarnificati e senza astrazioni formali, sono ingredienti più che sufficienti per regalare emozioni in performances di questo tipo. Giorgio Rossi, nel silenzio, rompe quello stato d’immobilità iniziale dando voce al suo corpo con una gestualità danzata tutta proiettata verso la cantante, tra giochi di sguardi e intese. Paola Turci rivisita tutto il suo repertorio, le cui note di ogni canzone si fanno leggibili nei movimenti di Giorgio Rossi, creati su una partitura coreografica composita che spazia tra tecniche e stili diversi. Dal mimo alla danza più pura, egli cuce le sue azioni in musica con fluidità e disinvoltura, suscitando gioia e malinconia in momenti diversi. Si cambia d’abito più volte sotto i riflettori che, per ogni canzone, colorano la scena offrendo atmosfere differenti. Così Giorgio Rossi attrae il pubblico con modulazioni gestuali tra figure grottesche immerse in un alone di mestizia giocando, saltando come sfogo o divertimento, rallentando l’azione o buttandosi a terra, mentre Paola Turci dal lato del palco avvolge il partner con la sua voce, capace di penetrare le corde più lontane della sensibilità umana. Lo spettacolo scorre senza interruzioni nei suoi 60 minuti circa, e si percepisce che la partnership non si è costruita solo su un’idea interattiva, ma una stima ed una compenetrazione attiva e profonda dell’uno nella pelle dell’altro hanno sotteso il progetto, delineandosi con più chiarezza man mano che la pièce prosegue. Tra stupore, riso e tratti di tristezza stimolati dal danzatore, Paola Turci non si limita a cantare solo il suo repertorio, ma interpreta con forza e delicatezza brani come "Cucurrucucu Paloma" ed uno senza l’accompagnamento della chitarra delle coriste Faraualla. Del resto anche nella coreografia di Giorgio Rossi si ravvisano influenze del teatro orientale, come quando esegue azioni in slow-motion tipiche della tecnica tai-chi, oppure quando indossa una lunga sottana bianca, che nei movimenti vorticosi richiama i dervisci rotanti che con la forza centrifuga sembrano lievitare verso il cielo, forse come chiara allusione al titolo. "Uno stato di calma apparente" è l’ultimo brano con il quale i due artisti concludono: l’uno è di fronte all’altro, una luce di taglio li illumina in diagonale, mentre Giorgio Rossi si allontana in progressione con un incedere sospeso e dilatato e le braccia rivolte verso di lei, che rievoca strane figure immaginarie. Lo spettacolo è avvolgente, gradevole e capace di sedurre un pubblico eterogeneo, grazie alla maturità di questo sodalizio artistico ben amalgamato, in cui entrambi, offrendo l’esperienza individuale costruita negli anni, hanno donato un’aura nuova alla propria arte e alla loro reciproca cifra stilistica, ed è per questo che la pièce vivrà solo della voce di lui e del corpo di lei.
02 / 03 / 2010
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