Una profonda amicizia che travalica ogni confine, al Colosseo Nuovo Teatro di Roma Il signor Ibrahim e i fiori del corano, ovvero una “fiaba incantevole” che seduce lo spettatore. Il testo di Eric-Emmanuelle Schmitt, intenso ed emotivamente significativo, per le innumerevoli immagini mentali che riesce a costruire, racchiude in sé l’indissolubile valore dell’amicizia. Il sapiente lavoro di Schmitt, oltre a elaborare un’ attenta analisi sul rapporto genitori-figli, induce ad una saggia riflessione sull’intolleranza religiosa, un problema che affligge la nostra società. Il forte legame instauratosi tra un ragazzo ebreo e un musulmano è il filo conduttore di tutto il racconto. Momo, questo il nome del ragazzo, vive con suo padre in un appartamento parigino, un difficile rapporto lo lega a suo padre, un rapporto fatto di poche parole, incomprensioni, malumori; l’arroganza e la misantropia del padre di sicuro non facilitano la vita al giovane Momo. Il signor Ibrahim invece, che ha una drogheria proprio nel vicolo dove abita Momo, è gentile, cordiale e sorridente, lavora dalle otto a mezzanotte e possiede il dono della saggezza. Momo impara a conoscerlo e tra i due nasce una forte amicizia; il ragazzo cresce grazie agli insegnamenti del signor Ibrahim, impara a sorridere, a conoscere la vita, la libertà, l’essere uomo. Dopo la morte del padre di Momo, il signor Ibrahim “adotta” il ragazzo ebreo e l’armonia del loro rapporto crescerà sempre di più, fino a quando in un incidente d’auto, il signor Ibrahim perde la vita, proprio nella terra dove era nato. La storia, che diventa un viaggio nel passato, viene raccontata dallo stesso Momo ormai adulto. Armando Iovine, nella parte di Momo, incanta; il suo monologo è un susseguirsi di emozioni, di sensazioni visive quasi palpabili, passione e poesia espresse attraverso la mimica e il linguaggio. Il fascino e l’eleganza del racconto sono ancor più visibili nella musica suonata dal vivo sulla scena, un ulteriore tassello che la regia ha saputo inserire nel mosaico dello spettacolo.
Federico Pontiero
Lo spettacolo, resta in scena al Colosseo Nuovo Teatro di Roma fino al 30 Marzo 2009
27 / 03 / 2009
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