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VACHEMENT: sfiancate fino all’ultimo respiro!


di Cristina Squartecchia;

Può apparire curioso e lasciare perplessi fare uno spettacolo performativo di danza sul tema dello sfruttamento degli allevamenti industriali di mucche da latte. Ma se è vero che il teatro è il luogo di denuncia, di provocazione, delle libere concessioni e dei mondi possibili, e per dirla con Peter Brook “il teatro deve lasciarci nudi di fronte alle domande” che uno spettacolo pone, allora ciò che diventa interessante capire nel caso di VACHEMENT, è come sviluppa e coglie nel segno l’argomento affrontato.
VACHEMENT ha un duplice significato, “meschino-maledetto” dal francese, ma in gergo popolare indica anche “parecchio-molto”, ed entrambi i significati calzano ed esprimono il messaggio veicolato dalla pièce.
Un centinaio, o anche più, di bicchieri vuoti disposti geometricamente su una doppia fila parallela e in cerchio compongono la scena performativa dentro la quale si svolge l’azione di Silvia di Rienzo e Stefania Brannetti della compagnia Micro Bio (Francia). Lo spettacolo più che porsi come rappresentazione, si configura come un’azione performativa che getta luce su una questione socio-ambientale spesso poco nota, dove anche riempire i tanti bicchieri di latte nel totale silenzio acquista un significato ambiguo e provocatorio. Infatti è con questa azione che si dà avvio alla pièce: lo scorrere di questo candido liquido dentro i bicchieri contrasta con il respiro ed i movimenti, anche se minimi, del pubblico. E così che passa il primo quarto d’ora dello spettacolo, tra mormorii e sospiri, mentre il nitido color bianco del latte fa pandan con le nivee pareti dell’Ex Matta di Pescara, quasi da contrasto alle atrocità cui sonosottoposte le mucche da latte.
La danza prende il via in maniera molto lenta ed impercettibile, attraverso micromovimenti che Silvia Di Rienzo esegue, collocandosi dentro il cerchio formato da bicchieri. Qui da sola disarticola il tronco attraverso una impercettibile decomposizione a rilento, mantenendo un posizione in verticale con le mani in tasca, mentre l’altra completa di riempire i bicchieri. L’azione sembra dilatarsi insieme alla banda sonora di un sibilo continuo, la cui lentezza dei “fermi immagine” di Silvia di Rienzo acuiscono una certa ruvidezza dei corpi.
Intanto una proiezione scorre sul fondale ritraendo tutta la cruenta esecuzione della mungitura industriale fatta con macchinari appositi, per perfezionare e aumentare la produzione del latte. Il movimento inizia ad elaborarsi, pur rimanendo lento ed impercettibile nei corpi e la musica cede il passo a suoni elettronici che ricalcano il verso del muggire. Entrambe le danzatrici fuori dal piccolo cerchio danno avvio ad una sequenza in floor work che simula l’incedere strattonato e sofferente dei bovini, dal pascolo alla stalla, i cui suoni riprodotti elettronicamente degli animali, sembrano essere emessi dalle contorsioni e sospensioni a terra. Qui la pièce inizia ad incalzare con il ritmo verso un andamento più incisivo, spostato sul fondo dove i riff di una chitarra elettrica graffiano nello spazio su sessioni di movimento complessi e disarticolati ad una velocità in crescendo. Il tutto si arresta lentamente quando le due danzatrici affogano dentro una tinozza colma di latte consumandola fino all’ultima goccia.
La pièce non vuole suscitare pietismo, ma intende rendere omaggio, in maniera fredda a impersonale a coloro che hanno abitato questi luoghi, puntando i riflettori su un bene di consumo vitale come primo e unico elemento nutrivo dalla nascita, qual è il latte. La serialità dei bicchieri, ricalca la serialità produttiva delle mucche sottoposte a mungitura per ottenere il massimo rendimento e profitto, come macchine addestrate alla produzione. In tal senso la danza corrode ed i corpi in movimento provocano, sfiancandosi, come mucche ormai prosciugate e rese improduttive.
Con questa pièce si è conclusa la rassegna “Moving in the city”, curata dal gruppo Alhena di Pescara, che gestisce il nuovo spazio performativo dell’Ex Mattattaio, inaugurato con questa occasione. Ci si augura che i riflettori non vengano spenti, che l’attenzione sia sempre accesa e l’interesse aumenti per la nuova realtà artistica di Pescara.

Ex Mattatoio, Pescara - 16 Dicembre 2011

24 / 12 / 2011



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