Amico da nemico io ti sfido Tu con monete false nella borsa degli occhi… […]I miei amici non erano che nemici sui trampoli Con la testa fra nuvole d'astuzia ! In questi stralci di una poesia di Dylan Thomas, più volte citata dai tre protagonisti di W Niatri, è concentrato il nucleo drammaturgico dello spettacolo. Andrea, Mimmo e Uccio sono principalmente tre amici, tre ragazzi con dei sogni e dei progetti per il loro futuro, si sentono stretti nella propria realtà, ingabbiati e impossibilitati a tirarsene fuori, uscire dal paesino del sud, per cambiare il proprio futuro, ma sono anche tre nemici, i primi, forse gli unici veri nemici dei propri stessi sogni. Ed è così che si immaginano e si mostrano, le loro fantasie anche più rosee, in cui si vedono in una realtà altra, chi in televisione a fare l’attore in un film per far sorridere la propria nonna, chi su uno storico campo di calcio di una grande città, hanno comunque, sempre una conclusione poco felice, le loro fantasie restano chiuse nel loro mondo, chiuse da una rete che impedisce ogni realizzazione. È un mondo altro il loro, un ‘a parte’ dal quale è impossibile tirarsi fuori, neanche loro riescono a sognarsi là fuori, forse per paura, forse perché si mettono i bastoni fra le ruote a vicenda, forse per non separarsi, perché 1+1+1=1, non possono essere tre individualità, devono restare insieme "uno per tutti". La drammaturgia testuale nasce in parallelo con la drammaturgia scenica, in un lavoro collettivo Michele Riondino, Fabrizio Ferracane, Daniele Pilli e Linda Dalisi hanno disegnato una partitura che amalgama perfettamente parole e gesti, le parole acquistano un significato nuovo, escono dal dialetto, le impariamo, sono masticate, ascoltate, diventano suono e significato, ma sono anche lette, guardate, illuminate, evidenziate da un disegno luci che è quarto attore in scena; anche il gesto è rivisto, riconsiderato, diventa carattere e caratteristica, i passi sono quasi danzati, le baruffe sono in slow-motion , i gesti rallentati, sono più prepotenti, pesanti, colpi sordi, ne accrescono il significato e la valenza oltre che la forza, si ingrandiscono, come in un primo piano ma allo stesso tempo, così articolati esprimono la necessità di essere in tre, di non potersi staccare da quella realtà affinché quei gesti possano mantenere il medesimo senso. Ogni cosa è complementare all’altra, la performance attoriale di Andrea ha bisogno del componimento, delle belle parole di Uccio, del testo scritto, della televisione, degli oggetti, delle arance, delle metafore e dei suoi amici, non potrebbe da solo, perché tutto è relativo, c’è la critica e c’è il giudizio, c’è Gesù e c’è Barabba, c’è il sogno e c’è la realtà. Il pubblico è chiamato a non criticare, a non ridere di loro che sempre si sentono derisi, insicuri, ma è giudice, è il provinatore di Uccio e di Andrea, il testimone dei loro tentativi di farcela, della loro tenacia, del tentativo di crearsi un metodo, ma anche del loro realismo, quello di Mimmo su tutti. Il personaggio di Mimmo è molto interessante, affonda le radici nella propria terra in maniera più profonda degli altri, li porta a riflettere, a non illudersi, sognare va bene ma se poi va male, come andrà, non bisogna rimanerci troppo male… è bravissimo Riondino in questo ruolo, ma soprattutto nel travestirsi di morte, indossando una maschera e modificando il suo accento pugliese in un convincente accento siciliano, la interpreta pensandola piena di tic, ripetitiva, sempre uguale a sé stessa e ad altri, anche qui sia nel linguaggio, che nel gesto, trasformista e giullaresca.Tutta questa partita della vita si gioca su un eccellente piano visivo, con una rete da calcio che rimanda ad una gabbia o ad una prigione e che occupando l’intero boccascena, diventa anche un muro che li separa dal mondo che sognano. E fino alla fine ci si chiede se tutto quello che abbiamo visto è successo davvero o se è stato il sogno di Andrea che ha immaginato l’infrangersi dei suoi desideri, permettendo ai propri inseparabili amici di materializzarsi, prendere corpo e aiutarlo/ostacolarlo.
Teatro Vascello, Roma - 23 Marzo 2010
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro Vascello di Roma, fino al 28 Marzo 2010. Per informazioni: www.teatrovascello.it
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